La campagna BDS approda in Italia

Si è concluso nel pomeriggio di domenica il meeting nazionale della campagna globale BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), iniziato sabato mattina a Pisa presso il Rebeldìa. Protagoniste una ventina di realtà, italiane (Un Ponte per, Forum Palestina, FIOM, Assopace, ISM, statunitensi contro l’occupazione e altri) e straniere (svizzere, francesi, spagnole e israeliane) che hanno sposato l’appello lanciato dalla società civile palestinese il 9 luglio 2005.

L’appello al boicottaggio nasce per il persistente mancato rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani dello stato di Israele, come finalmente riconosciuto ufficialmente dalle Nazioni Unite nel report sull’operazione Piombo Fuso del gennaio 2009 sulla striscia di Gaza. La campagna chiede la fine dell’occupazione, il diritto di ritorno della diaspora palestinese e la fine dell’apartheid. Il mezzo usato è il boicottaggio nonviolento, in forza del successo che quest’arma riscosse nell’emancipazione del Sud Africa. “La campagna BDS è stata adottata con coscienza dalla società civile palestinese per boicottare Israele e si riferisce esplicitamente al rispetto delle sanzioni ONU, non a proposte sulla risoluzione del conflitto” precisa Omar Barghouti (Boycott National Committee) in collegamento telematico, auspicando che “anche i promotori dei due stati dovrebbero voler aderire al BDS”.

A livello europeo la campagna sta riscuotendo alcuni successi, non solo a livello della società civile: il governo norvegese ha fatto propria l’arma del disinvestimento e la piattaforma unitaria dei sindacati inglesi ha sottoscritto la campagna BDS. “Il boicottaggio del Sud Africa ha impiegato 20 anni per ottenere i risultati che il BDS ha raggiunto in 4 anni”, rincalza Omar Barghouti. Anche attivisti israeliani hanno aderito alla campagna: “E’ importante che ci siano israeliani che appoggiano BDS per mettere a tacere sul nascere le accuse di antisemitismo della campagna” sottolinea Yael Lerer (Boycott from Within). Che da israeliana insiste sull’importanza strategica che può giocare una pressione esterna come il boicottaggio su Israele, in chiave antagonista agli accordi bilaterali in campo economico, militare e accademico che l’UE e diversi stati europei (tra cui l’Italia) stringono in modo sempre più stretto con Tel Aviv.

La campagna non rappresenta una continuazione con tentativi passati di sensibilizzazione alla questione palestinese o di boicottaggio d’Israele. “Le iniziative di sensibilizzazione ed informazione sulla Palestina degli ultimi 20 anni hanno spinto molte ONG a impegnarsi nella cooperazione allo sviluppo. La società civile palestinese si è resa conto che tutto questo è importante, ma non sufficiente” ha detto Alberto Arce (MEWANDO), che puntualizza “con la campagna BDS si è assistito ad un cambio di paradigma nelle modalità di interazione con la Palestina: la società civile palestinese sta cercando di riprendere il filo con la società internazionale”. A questo ha giovato l’iniziativa di Bilbao, che ha permesso il dialogo tra società civile spagnola, palestinese e attivisti israeliani, nonché il processo di convergenza politica: “Si devono coinvolgere i palestinesi e lasciare a loro la scelta della campagna da adottare: noi dobbiamo accompagnarli”.

Rifacendosi all’esperienza spagnola le associazioni presenti hanno discusso l’opportunità di sottoscrivere il documento di Bilbao, che si propone di diffondere consapevolezza sul BDS, di sensibilizzare sul regime israeliano, di chiedere il rispetto della legalità internazionale, dei diritti umani e delle risoluzioni ONU e di porre fine alla pulizia etnica a Gerusalemme e a Gaza.

Gli strumenti d’azione considerati dalla politica BDS sono il boicottaggio di prodotti e aziende israeliane (alimentari, farmacologiche e di alta tecnologia) che non si dissociano dall’oppressione di Tel Aviv; il disinvestimento di imprese italiane che, come Lavazza, hanno dislocato la produzione in Israele, e, come CTS, creano sinergie con lo stato israeliano; il boicottaggio culturale accademico di istituzioni (non di persone) israeliane, che non si oppongono espressamente alle politiche dello stato d’Israele, e internazionali, che finanziano progetti di ricerca high-tech in Israele (implicitamente finalizzate al settore militare).

Largo spazio è stato lasciato agli attivisti francesi impegnati nel boicottaggio dell’Agrexco, società gestita in modo consistente dal Ministero dell’Agricoltura Israeliano, principale esportatore di beni agricoli (frutta secca e fiori, in particolare) in Europa la cui produzione è dislocata sui territori occupati, e i cui prodotti si impongono sul mercato palestinese. Il centro logistico dell’Agrexco in Italia è il porto di Savona-Vado, e si è discusso, assieme a rappresentanti di Transarms, di possibili mobilitazioni tese a concretizzare il boicottaggio nei centri di smistamento merci. In quest’ottica, ma non solo, è stato lanciato un appello di sensibilizzazione degli enti locali per la questione Agrexco, ma anche sul Peres Center (centro medico israeliano che raccoglie fondi internazionali per offrire cure ai bambini palestinesi), sull’Hava e su altre aziende implicate nella politica israeliana.

Con riferimento al delicato tema del boicottaggio culturale è stato presentato il progetto CORDIS, un sito internet che adotta come variabili da una parte gli atenei che hanno rapporti diretti con università israeliane e dall’altra gli enti culturali israeliani costruiti su territori occupati che collaborano direttamente o indirettamente con l’esercito, permettendo di monitorare quanti e quali progetti sono in corso. Inoltre, è stato presentato l’Israeli Apartheid Week, una campagna itinerante che si propone di introdurre negli atenei momenti di spiegazione, informazione e sensibilizzazione alla questione palestinese. Altre proposte che coinvolgono le scuole sono state avanzate insistentemente da più parti, come anche iniziative di creazione di cultura, reti e propaganda, partendo dalla convinzione che informazione e boicottaggio culturale camminano di pari passo.

Tante le proposte e le idee maturate in questa due giorni. Realtà diverse che convergono, seppur con approcci non omogenei, nel far proprio l’appello palestinese. E metterlo in pratica con strategie diverse, in relazione alle proprie attitudini e ambiente. Gli appuntamenti rilanciati sono molteplici: in Francia sono mobilitati contro la Agrexco, gli spagnoli rilanciano l’idea del movimento catalano di organizzare un controvertice il 6 giugno in occasione del Forum del Mediterraneo, che avrà luogo a Barcellona durante il turno spagnolo di presidenza dell’UE; le realtà italiane si propongono di creare sinergie organizzandosi per aree tematiche, e ognuno nella propria quotidianità, per dare fastidio e toccare gli interessi d’Israele.

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