La grave siccità opprime il nord-est

Non si arresta la gravissima siccità nel nord-est siriano. Da tre anni la regione non vede piovere dal cielo una goccia d’acqua, e la situazione ha provocato un cambio radicale dell’ambiente che ha stravolto i tradizionali rapporti degli abitanti con la natura, imponendo un’emigrazione di massa.

Il fenomeno riguarda le regioni orientali e nord-orientali, storicamente considerate granaio della Siria, da diversi mesi prevalentemente desertiche. Dei due governatorati orientali, Al Hassakeh e Deir az Zor, sono interessate tutte le provincie, e in altri tre, Ar Raqqah, Homs e Hama, si annoverano propaggini orientali gravemente colpite. Le operazioni di emergenza promosse dall’International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (IFRCS) iniziate a fine agosto, riguardavano ad uno stadio iniziale le sole regioni di Al Hassakeh e di Deir az Zor, cui la Syrian Arab Red Crescent Society (Syrian Arab RC) ha aggiunto in itinere le zone più colpite del governatorato di Ar Raqqah e le municipalità di Sakhneh e Tadmur Palmyra, amministrativamente appartenenti ad Homs, ma geograficamente non lontane da Deir az Zor.

Le zone rurali vivono le conseguenze più gravi. Circa la totalità della popolazione non urbana di tutti e cinque i governatorati ha subito ingenti danni. Parecchi piccoli agricoltori non sono riusciti per due anni consecutivi ad ottenere alcun raccolto, mentre medi e grandi allevatori hanno subìto una perdita dell’80% dei capi, dovuta all’assenza di pascoli e foraggio.

Nel suo complesso l’area era abitata da 1,3 milioni di persone. Stime del Ministero dell’Agricoltura e della Riforma Agraria (MAAR) considerano tra 40.000 e 60.000 le famiglie emigrate dall’inizio del periodo di carestia, di cui 35.000 dalla sola Al Hassakeh. I flussi migratori sono diretti nei centri urbani della Siria occidentale, Damasco, Dara’a, Hama e Aleppo. A questi dati il MAAR e l’ONU affiancano 803.000 individui (circa 75.641 famiglie) a rischio vulnerabilità, il cui livello salariale è crollato in tre anni del 90% provocando una marcata riduzione delle disponibilità finanziarie e compromettendo sensibilmente i mezzi di sussistenza. Questo gruppo contempla 160.000 individui (il 20%) ritenuti ad alto rischio, famiglie senza uomini, donne incinte, malati e diversamente abili, bambini soli e famiglie con molti bambini.

L’accesso all’acqua potabile è limitato e la qualità bassa. Si è registrato negli ultimi mesi un incremento di infezioni intestinali dovuto ad acqua contaminata, comunque non preoccupante secondo l’IFRCS. Gli sforzi della Croce Rossa sono incentrati a questo proposito nel filtrare e disinfettare l’acqua, e nel raccoglierla nelle scuole delle aree più colpite. Resta però alto l’allarme per una futura crisi legata all’acqua, e l’afflusso idrico per l’irrigazione resta problematico.

Nel primo mese di missione, l’IFRCS ha distribuito 6.500 aiuti alimentari ed offerto cure a circa 3.000 pazienti. L’operazione avrà una durata di dodici mesi, un costo stimato poco superiore ai tre milioni di dollari e coinvolgerà complessivamente 260.000 beneficiari tanto diretti, con aiuti alimentari, kit per l’igiene e provviste d’acqua, quanto indiretti, in seguito alla depurazione del sistema idrico di 50 scuole ed alla disponibilità di cinque strutture ospedaliere e di due unità mobili.

Fonti: IFRC

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