Geopolitica del gas

Con la produzione interna di greggio in forte rallentamento, la Siria ripone le speranze di un rilancio economico nella sua posizione geografica e nei gas.

Pur priva delle immense riserve naturali proprie dei paesi vicini, per Damasco l’export di petrolio ha storicamente giocato un ruolo importante, fino a diventare chiave di volta dell’economia socialista negli anni Ottanta e Novanta.

La crescita demografica ed il conseguente aumento della domanda d’energia hanno incrinato l’equilibrio, messo ulteriormente sotto forza dall’assenza di nuove scoperte e dalla costante riduzione del costo del gas. Quest’estate le esportazioni di light crude, qualità più pregiata estratta in Siria, sono state interrotte per volere di Damasco perché necessarie al sistema di raffinazione interno, obsoleto quanto a strutture e qualitativamente povero.

Nuove raffinerie sono nei programmi di governo, come anche l’utilizzo del gas ai fini di una riduzione delle emissioni e per l’approvvigionamento energetico delle industrie e domestico.

La Siria potrebbe trovarsi nei prossimi anni in una posizione geo-strategica di primo piano. Le variabili a questo riguardo sono molte e poco gestibili direttamente da Damasco.

Diversi progetti di gasdotti, alcuni già avviati, interessano l’area. L’Arab Gas Pipeline (AGP) è un gasdotto quasi ultimato che collega l’Egitto a Giordania, Siria e Libano. L’ultimo anno l’Egitto ha fornito alla Giordania 2,5 milioni di metri cubi di gas al giorno.

Importante ruolo giocherà di certo il Nabucco, gasdotto di 3.300 km che trasporterà il gas dell’Iran in Europa (Austria), via Turchia. Il progetto è supportato da Stati Uniti ed Europa in chiave anti russa, e mira non solo alle riserve (di gas e petrolio) di Teheran (mal viste da Washington) quanto ad Azerbaigian, Kazakhstan, Uzbekistan e Turkmenistan. In questo gioco, l’Egitto vorrebbe congiungere l’AGP con il Nabucco, per fornire in questo modo l’Europa del suo gas. Inoltre, verso la fine del 2010 Siria e Turchia dovrebbero vedere unite le loro condutture di gas creando una rete a doppio senso.

Il gasdotto Persiano, supportato dall’ENI ed al momento fermo ad uno stadio teorico, sarebbe destinato a passare dalla Siria per giungere in Grecia e Italia. Trasporterà gas e gas naturale liquefatto (Gnl), 600 volte meno voluminoso di quello allo stato gassoso e di più economico trasporto. Ma il crollo del prezzo del Gnl in questi ultimi anni ha spinto diversi produttori a ridurre l’estrazione.

Non bisogna poi scordarsi dell’Iraq. Il paese ha ingenti riserve tanto di gas quanto di petrolio, e l’export difficilmente potrà evitare la Siria. In particolare, le riserve di gas ad Akkas sono poco distanti dal confine siriano e dalle raffinerie di Deir ez-Zor, dove potrebbe approdare il gas per essere lavorato e venduto per il fabbisogno di Siria ed Iraq. Vi è inoltre un accordo per unire le condutture siriane a quelle iraquene: la realizzazione permetterebbe a Baghdad di unirsi all’AGP e, via Nabucco, di esportare direttamente in Europa passando per la Turchia.

Il gasdotto Kirkuk-Banias collega la città iraquena alla costa siriana, con una capacità di circa 300 mila barili al giorno. Dal 2003 è interrotto, e un accordo per il suo ripristino promosso dalla compagnia russa Stroytransgaz nel 2007 è stato in seguito rescisso da Baghdad. Il Ministro siriano del Petrolio e delle Risorse Minerali Sufian al-Allaw sostiene che l’Iraq ha in progetto altri due gasdotti diretti in Siria, da realizzarsi non appena la produzione esce da pantano guerra.

La Siria si trova al centro di questi progetti. Le tasse sul passaggio del gas permetterebbero di ovviare alla riduzione dell’export. Ma gli attori in gioco sono molti. Le riserve dell’Egitto sono un interessante punto interrogativo, come anche il ruolo che i due terminali di Gnl controllati da Il Cairo giocheranno nel rifornire l’Europa via metaniere, bypassando la Siria. “Ci sono alcune preoccupazioni sul gas egiziano” afferma Allaw, “ma non siamo preoccupati. Sono in corso ricerche di nuove riserve ed il governo egiziano rispetta gli accordi”. All’interno del progetto Nabucco l’Egitto coprirebbe un ruolo secondario, e di conseguenza gli introiti siriani sarebbero scarsi.

Il nodo cruciale per Damasco è l’Iraq, tanto come tasse di transito quanto come fornitura di combustibile. Ed i rapporti tra i due paesi coprono un ruolo decisivo: l’Iraq ha l’interesse a far passare dalla Siria i gasdotti destinati al bacino del Mediterraneo, come alternativa alla via Kirkuk-Ceyhan (Turchia), attualmente principale via dell’export di greggio iraqueno. “Se il petrolio iraqueno passerà per la Siria, non ci saranno problemi” aggiunge Allaw. “La cooperazione con l’Iraq è essenziale e noi ci speriamo”.

Fonti: Syria Today, Le Monde Diplomatique

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