Avvocato attivista radiato dall’Ordine

Il tribunale disciplinare dell’Ordine degli avvocati di Damasco, ha deliberato in data 10 novembre la radiazione permanente di Muhanad al-Hasani, avvocato attivista per i diritti umani.

La decisione dell’Ordine, n. 73/09, è direttamente collegata alle indagini che pendono sul capo di al-Hasani. Convocato il 23 luglio da alti funzionari della Sicurezza di Stato, uno dei vari servizi d’intelligence siriani, è stato interrogato nei giorni 26 e 27 e quindi arrestato il 28. Due giorni dopo (30 luglio) è stato accusato dal giudice investigativo di “compromettere il sentimento nazionale” e di “diffondere informazioni false ed esagerate”.

In seguito a questi provvedimenti governativi, il 4 agosto l’Ordine degli avvocati ha dato il via alla procedura disciplinare. Le motivazioni in capo alla decisione presa il 10 novembre vertono: sulla mancata autorizzazione dell’Ordine all’attività del Syrian Human Rights Organization (Swasiah), organizzazione per i diritti umani priva di autorizzazione statale di cui al-Hasani è presidente; sull’attività stessa del Swasiah, ritenuta dannosa per la Siria; sulla partecipazione ed il monitoraggio delle sessioni della Corte Suprema di Sicurezza di Stato (Sssc) senza essere avvocato dei processati (la Sssc opera fuori dai contorni del sistema giurisdizionale ordinario, vietando al pubblico ed ai familiari degli accusati la partecipazione alle sedute); sulla pubblicazione di informazioni false, distorte ed esagerate che indeboliscono lo stato e la sua reputazione internazionale; sulla violazione, infine, di norme professionali.

“L’Ordine degli avvocati di Damasco dovrebbe difendere gli avvocati che si sforzano di promuovere il ruolo della legge in Siria, e non punirli”, sostiene Sarah Leah Whitson, direttrice di Medioriente e Nord Africa per Human Rights Watch. “L’Ordine dovrebbe immediatamente reintegrare al-Hasani e battersi per il suo rilascio”.

Nato nel 1966 a Damasco, al-Hasani ha iniziato nei primi anni Novanta l’attività di avvocato, ed è iscritto all’Ordine da 15 anni. Dal 2005 gli è proibito lasciare la Siria per via della sua attività con lo Swasiah, nonostante riconoscimenti internazionali come la nomina a membro della Commissione Internazionale dei Giuristi di Ginevra. Impegnato da anni nel difendere in tribunale attivisti e detenuti politici, monitora con attenzione critica i processi del Sssc.

Dalla sua cella nel carcere di Adra nei pressi di Damasco, dove è in attesa di processo, al-Hasani ha scritto una lettera pubblica sottolineando come il ruolo di avvocato richieda “la presa di posizioni per promuovere i diritti primari del cittadino, ivi inclusi i diritti civili, politici, sociali, economici e culturali”. Se condannato, rischia di scontare una pena compresa tra i 3 ed i 15 anni di carcere.

La legge siriana che regola la professione legale, richiede l’associazione degli avvocati (cioè l’adesione al partito per poter esercitare) al fine di dare supporto agli obiettivi del Ba’ath, anche se in atri contesti la legge garantisce l’indipendenza nominale degli avvocati. “L’associazione dell’Ordine dovrebbe promuovere il monitoraggio indipendente dei processi – afferma Whitson – invece hanno punito un uomo per il suo impegno nel dare chiarezza ad alcuni dei processi siriani più infangati”.

Fonti: Hrw, Amnesty International, Free Syria, Anhri

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