Britannici impantanati in Iraq

L’ennesima grave accusa pende da martedì 25 novembre sull’esercito britannico impegnato in Iraq. L’Indipendent ha reso pubblica in esclusiva una fotografia che mostra quattro civili iracheni maltrattati da militari britannici, in evidente violazione della Convenzione di Ginevra.

I fatti risalgono al 14 maggio 2004, giorno della così detta battaglia di “Danny Boy”, avvenuta non lontano da Al Majaar Al Kabir, nel sud dell’Iraq. Venti civili sono caduti in quella circostanza come effetto collaterale del conflitto, vittime dei militari nel campo britannico di Abu Naji. La foto in questione, scattata da un soldato al termine del conflitto a fuoco, aggrava le accuse contro i metodi dell’esercito britannico.

L’immagine immortala quattro civili iracheni sdraiati proni al sole, il volto integralmente coperto rivolto a terra con mani e piedi legati, controllati a vista da un saldato. Comportamento ordinario, sostengono gli avvocati dell’accusa, che evidenzia ancora una volta gli abusi dei militari.

L’articolo 3 della Convenzione di Ginevra vieta l’uso di trattamenti degradanti che umiliano i detenuti. Aggravante, quando servono come tecniche durante un interrogatorio contravvengono anche l’articolo 31, che vieta la coercizione fisica e morale. Inoltre, la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, come anche il regolamento interno dell’Arma, limita severamente la possibilità di incappucciare i detenuti.

“Quanto emerge dalla fotografia potrebbe costituire un crudele, disumano o degradante trattamento” afferma Kevin Laue, consulente legale del Redress, organizzazione umanitaria impegnata con le vittime di tortura. “I civili appaiono bendati a tal punto da avere tutta la faccia coperta, naso e bocca inclusi: in questo modo anche la normale respirazione diventa difficile. La fotografia – continua Laue – solleva numerosi interrogativi che devono ottenere risposta, al fine di decidere se tali tecniche possano o meno essere giustificate”.

Nel febbraio 2004 il Comitato Internazionale della Croce Rossa (Icrc) aveva invitato caldamente Londra e Washington a cessare pratiche simili, non ammesse dalla Convenzione di Ginevra. Quest’ultima accusa si somma ai 33 ulteriori abusi in cui è coinvolto l’esercito britannico dallo scoppio della guerra nel 2003.

In una lettera riservata al Primo Ministro datata 2004, e resa pubblica solo la scorsa estate dagli avvocati del governo, il Ministero delle Forze Armate dava notizia delle lamentele dell’Icrc circa i presunti maltrattamenti commessi dai militari a margine della battaglia di Danny Boy. La rivelazione di questa corrispondenza ha spinto il governo a ritirare la propria difesa dall’indagine sulle accuse di coinvolgimento nel massacro e abuso di civili iracheni.

Bob Ainsworth, Segretario della Difesa, ha comunicato il 25 novembre al parlamento il nome del giudice nominato a capo dell’inchiesta. Londra ha sempre sostenuto che le vittime sono cadute tutte durante il conflitto: al contrario, i familiari li descrivono come innocenti agricoltori in fuga dallo scontro armato. “Non abbiamo trovato evidenze credibili – sostiene il portavoce del Ministero della Difesa – che i detenuti imprigionati, a seguito del conflitto a fuoco occorso al checkpoint di Danny Boy, abbiano subito maltrattamenti”.

Nella polemica è intervenuto Phil Shiner, avvocato impegnato nella denuncia pubblica dei fatti di Danny Boy. “Il Ministero della Difesa ha concesso un’indagine non per ragioni legate alla tardiva rivelazione delle informazioni, quanto perché queste avvalorano le accuse dei nostri clienti. Le accuse sono state poco considerate dalla Royal Military Police: è evidente la scarsa importanza accordata dal tribunale a questo come a tutti gli altri casi di abuso di civili iracheni”.

“Ci possono essere alcune persone sia disgustate che rattristate dall’immagine di civili iracheni sottoposti a trattamenti considerati a ragione disumani e degradanti” sostiene Lord David Romsbotham, ex comandante di campo dell’esercito nonché ex principale ispettore dei prigionieri. “Disgustate, in quanto non è questo il tipo di trattamento associato ad una nazione che si definisce civilizzata; rattristate, perché tali pratiche infangano la reputazione dell’esercito, preservata a fatica in svariate circostanze”.

Fonti: The Independent.

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