Damasco emancipa le donne

Damasco è una città viva, sempre più alla moda, con locali serali molto frequentati, dove spesso è possibile consumare bevande alcoliche. Qui si possono vedere ragazze distrarsi e divertirsi come i loro coetanei maschi. Ma la capitale resta un caso isolato, e comunque ancora limitato, di emancipazione femminile.

E’ quanto si evince da una recente inchiesta condotta da Lina Sinjab, corrispondente dalla Siria per Bbc News. Il quadro tracciato è una società in evoluzione, che si sforza di emanciparsi dal passato, popolando i locali notturni della capitale senza discriminare le donne.

E’ un passo avanti che non deve illudere: nelle campagne siriane, come anche nelle altre città, la condizione femminile persiste profondamente aggrappata alla sua tradizione. Tradizione che considera le donne inferiori agli uomini, escluse da determinate attività e vincolate ad altre, come la cura della casa. Quel che è peggio, è l’impossibilità per la donna di decidere liberamente su questioni che la riguardano e coinvolgono in prima persona.

Nel rispetto del costume della società patriarcale, le donne conoscono il proprio sposo al momento del matrimonio. Tutto è deciso (e scelto) dalle famiglie, come un vincolo dal quale è difficile, se non impossibile, liberarsi. Sinjab ha partecipato al matrimonio di Zainab, giovane ventunenne della periferia di Damasco. “Sorprendentemente in una società patriarcale come la Siria – afferma Sinjab – sono spesso le donne a riaffermare la discriminazione delle donne”.

Gli attimi precedenti un matrimonio sono, a riguardo, chiari ed espliciti. “Nella stanza c’erano tante donne, tutte con mani e capo scoperti. La sposa sedeva in abito bianco al centro della scena, circondata da giovani ragazze in abiti scintillanti danzanti al ritmo di musica: invidiano la sposa e sperano, un giorno, essere presto al suo posto”.

Questa circostanza ha uno scopo coerente con la tradizione: le donne adulte osservano le giovani sognanti individuando le spose adatte ai propri figli. “I sorrisi ed i balli sensuali delle ragazze sono diretti alle madri dei potenziali futuri mariti: mi guardavo attorno, sbalordita da quanto palese fosse la situazione”.

Con l’ingresso dello sposo le danze si fermano, i fazzoletti coprono in un attimo capelli e teste. La condizione di subordinazione occupa tutti gli aspetti della quotidianità. In famiglia, le giovani donne sono costrette a rispettare e prestare obbedienza ai fratelli maschi. In strada subiscono piccole molestie dai passanti (soprattutto da giovani e vecchi): “A volte un uomo si scontra con una donna, e tocca parti del loro corpo”, denuncia Sinjab. “E’ severamente proibito, certo, ma questi incidenti sono denunciati solo di rado”.

Nel mondo del lavoro il pensiero islamico è esplicito: una donna vale come mezzo uomo.

Damasco resta isolata. Le donne vestite all’occidentale, sedute in un caffè a riposarsi o a parlare di lavoro si sentono un caso, se non isolato, discordante rispetto al tessuto sociale del paese. Le più provengono dalla classe media urbana, ed hanno all’attivo una brillante carriera lavorativa, principale fonte di sostegno per le loro famiglie.

Sinjab ne ha intervistate due. Laila, donna in carriera sui 35 anni, ritiene che gli uomini hanno paura di uscire con una donna forte e indipendente: “vogliono donne che non discutono”, afferma. Heba, avvocato, riporta casi di discriminazioni sul lavoro in cui incappa con frequenza: “Sono necessarie due donne per firmare un documento legale con valenza pari alla firma di un uomo. Certe persone continuano a preferire un avvocato maschio ad uno donna: ai loro occhi, l’uomo è più credibile”.

L’eccezione Damasco incoraggia il cambiamento. Gli attivisti impegnati per i diritti delle donne sono sempre meno osteggiati quando non supportati dalla società. “Le strade siriane sono più aperte nei confronti delle donne rispetto al governo” ha affermato Bassam al-Kadi, direttore del Syrian Women Observatory, in un’intervista rilasciata in dicembre a Syria Today. “Ma se la discriminazione continua a colpire persone con Heba e Laila – conclude Sinjab – è chiaro che i cambiamenti arriveranno lentamente”.

Fonti: Bbc, Swo, Syria Today

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