First lady, first people

Un appello alla collaborazione rivolto alla società civile. E’ quanto emerge dalle parole della first lady siriana, Asma al-Assad, pronunciate in occasione della conferenza sulle organizzazioni non governative (Ong) tenutasi a Damasco il 23 e 24 gennaio. Il fine auspicato è lo sviluppo del paese.

Le parole della signora Assad giungono inattese. In Siria vige lo stato di sicurezza dal 1963, che accorda poteri straordinari alle alte cariche di governo e imbavaglia le voci discordanti della società, limitando di fatto diverse libertà fondamentali (associazione, espressione, di genere …) e accumulando centinaia di prigionieri politici, spesso senza regolare processo.

Il risultato è una società civile ridotta e poco radicata: si contano circa 1.500 Ong su tutto il territorio, poca cosa considerate le circa 5.000 libanesi.

Ai microfoni della Bbc Asma al-Assad sottolinea l’importanza del lavoro delle Ong e di tutte le realtà sociali, ricordando che la loro presenza si sta allargando grazie alle buone politiche ed alla disponibilità al dialogo di Damasco.

“Negli ultimi tempi stiamo assistendo ad un passo in avanti condiviso dai vertici e dalla base verso una più organizzata collaborazione: la controprova è il formarsi di nuove Ong e organizzazioni sociali” afferma la signora Assad. “L’aspetto più importante di questa crescita è la nascita di realtà impegnate in settori precedentemente esclusivi del governo: educazione, emancipazione delle donne, diritti dei fanciulli, micro finanza, cultura e questioni di eredità. Il governo sta creando partnership per trovare le migliori strategie di sviluppo per il paese”.

Alla conferenza è intervenuto Lord Mark Malloch Brown, consigliere superiore del World Economic Forum, che ha posto l’attenzione sulle condizioni socio-economiche in cui versa il paese, definendolo un “raduno tempestoso” di problemi sociali, alla luce della ridotta crescita economica, alta disoccupazione e basso livello di educazione.

“La società civile deve essere partner del governo e tassello indispensabile del processo di sviluppo”, sostiene Lord Brown.

Alle parole della first lady hanno risposto gli scettici. Rami Khouri, direttore dell’Issam Fares Institute for Public Policy di Beirut e delegato alla conferenza, ritiene importante il segnale cui solo il tempo ne evidenzierà la salubrità.

“Questo è un momento in cui società civile e settore privato devono sfidare propositivamente il governo, per osservare fino a dove è disposto a concedere spazio”, afferma Khouri.

A inizio dicembre Bassam al-Kadi, presidente del Syrian Woman Observatory (Swo) aveva espresso il proprio scetticismo nei confronti tanto della conferenza sulle Ong, quanto della reale apertura al dialogo. “E’ molto strano che questo forum pretenda di essere una piattaforma per le Ong siriane, quando solo otto realtà sociali sono state invitate”, scrive sul sito internet del Swo. “Una di queste [The Syrian Commission for Woman and Child Affairs] era sconosciuta fino a pochi giorni fa”.

Tante voci femminili si sono alzate in seguito alle affermazioni della first lady, che vede le donne siriane integrate se non perfettamente, a tal punto da farle giungere richieste “di un maggior impegno nell’affermazione dei diritti degli uomini”.

Mayya Rahabi, co-fondatrice di un comitato in difesa dei diritti delle donne, è scettica circa l’esistenza stessa di una società civile. “Abbiamo richiesto tre anni fa regolare registrazione, senza ricevere alcuna risposta” afferma.

Il governo siriano ha recentemente iniziato i lavori ad una legge tesa a semplificare il lavoro delle realtà sociali, oggi di fatto costretto all’illegalità per la cronica mancata registrazione. “Spero – continua Rahabi – che questa conferenza, assieme alla nuova legge, permetta di operare liberamente, offrendo un reale cambiamento e non solo parole”.

Fonti: Bbc, Swo.

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