Deceduto prigioniero kurdo

Mohammed Masto Rasheed, cittadino siriano kurdo, è deceduto nel carcere Centrale di Aleppo.

Originario del distretto di Maabatli nella regione kurda di Afrin, Rasheed è arrestato dai servizi di sicurezza siriani nel villaggio di Hassna nell’ottobre 2009. Detenuto nella prigione Centrale di Aleppo, subisce ripetuti atti di violenza e tortura a seguito dei quali è trasferito ad Al-Hamiyaat, ospedale di Aleppo. Dopo quattro giorni di ricovero ritorna in carcere. La notizia del decesso è diffusa il 19 gennaio.

Il Syrian Human Rights Committee (Shrc) afferma che le ragioni dell’arresto sono sconosciute e fonti della società civile kurda sostengono l’estraneità di Rasheed a qualsiasi attività politica.

Il fermo rientra nella diffusa pratica repressiva delle autorità siriane di arrestare preventivamente cittadini sospettati di aderire a movimenti indipendentisti kurdi, o antagonisti alla politica del premier Bashar al-Assad.

Organizzazioni kurde e siriane in difesa dei diritti umani condannano la pratica degli arresti e delle detenzioni prive di delibera giudiziaria, ed il ricorso a tortura e violenze; chiedono amnistia per i prigionieri di opinione, la fine dello stato di emergenza e la revoca della legge marziale in vigore dal 1963, anno del colpo di stato del Ba’th.

A inizio gennaio le forze di sicurezza siriane hanno arrestato due fratelli kurdi senza alcun mandato d’accusa. Zahr al-Din Khorshid Ibish, già incarcerato per ipotesi di appartenenza al Pkk, è stato fermato dal raid dei miliziani mentre si trovava nei propri alloggi ad Afrin, nel nord-ovest siriano, in compagnia del fratello Rashid Khorshid Ibish.

“Il governo non ha scuse per giustificare questi arresti” afferma Fuad Aleko, leader del Syrian Kurdish Yeketi Party. “Autonomia e autodeterminazione sono rivendicazioni diffuse in tutto il mondo, anche in paesi non democratici come la Cina. L’indipendenza è cosa diversa”.

Negli ultimi mesi è in corso un’escalation della repressione di militanti della società civile, oppositori politici e sostenitori kurdi. Il 26 dicembre l’intelligence siriano ha fermato un noto attivista kurdo e tre veterani dello Yeketi Party, partito che, poche settimane prima durante il sesto congresso, ha invocato l’autonomia delle regioni kurde in territorio siriano.

Il problema non è solo kurdo, ma riguarda tutta la società civile siriana, sottolinea Ammar Qurabi, membro della Syrian Platform for Non-Governmental Organisations (Spngo), che afferma: “Serve un impegno per i diritti di tutti i siriani, non circoscritto a un’etnia o ad un gruppo. Lo status quo non può aiutare in nessun modo le rivendicazioni dei kurdi siriani ”.

La legge in vigore in Siria vieta i partiti d’opposizione e dichiara illegali le organizzazioni non governative impegnate nella diffusione dei diritti umani.

Fonti: Shrc, The National, Amnesty International

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