Haytham al-Maleh imputato

La società civile del mondo arabo ha inviato al governo di Damasco un appello sottoscritto da più di venti Ong e associazioni per richiedere l’immediata assoluzione di Haytham al-Maleh, noto avvocato siriano attivista nei diritti umani, i cui atti processuali hanno avuto inizio a fine febbraio.

Arrestato il 14 ottobre e detenuto presso il carcere di Adra (Damasco), al-Maleh (79 anni) è accusato di “diffondere informazioni false pericolose per la morale nazionale” e di “oltraggio alla magistratura”. Incriminato secondo gli articoli 286 e 378 del Codice Penale Siriano, rischia una condanna a 15 anni di reclusione.

“Chiediamo al governo siriano di annullare tutti i carichi pendenti nei riguardi di al-Maleh, nonché l’immediata scarcerazione in ragione del deterioramento del suo stato di salute”, riporta il comunicato scritto da realtà siriane, egiziane, giordane e tunisine impegnate nei diritti umani.

I fatti incriminati risalgono al 12 ottobre. Intervistato telefonicamente durante la registrazione di una trasmissione dell’emittente Baradda TV avversa al regime di Bashar al-Assad e costretta a trasmettere via satellite dall’Europa, al-Maleh ha rilasciato dichiarazioni critiche nei confronti delle autorità siriane, accusate di reprimere il diritto alla libera espressione e di non rispettare i diritti umani. “I cittadini non sono protetti dall’autorità arbitraria e dall’aggressione dell’apparato di sicurezza: la legge è applicata solo sui più deboli”, ha affermato durante il suo intervento.

La prima udienza si è tenuta il 22 febbraio innanzi alla Corte Militare di Damasco. Ai legali dell’imputato non è stato permesso parlare né con il loro cliente, né con la Corte; al-Maleh è invece stato ascoltato, ma le critiche condizioni di salute hanno reso difficile decifrare in aula le sue parole.

La detenzione dell’attivista è “una violazione del diritto alla libera espressione e del trattato internazionale dei diritti civili e politici cui la Siria ha aderito”, sostengono le organizzazioni nel comunicato. Inoltre, l’età avanzata dell’imputato e i problemi di ipertiroidismo e diabete cui è affetto destano preoccupazione diffusa, aggravata dalla notizia, riportata dall’International Federation for Human Rights (Fidh), della sospensione delle cure mediche a decorrere dal 18 febbraio.

Arrestato una prima volta nel 1980 e detenuto per sei anni in ragione del suo attivismo all’interno del Freedom and Human Rights Committee of the Syrian Law Union, comitato interno all’ordine degli avvocati siriano, dal 1989 collabora con Amnesty International e nel 2001 ha fondato la Human Rights Association in Syria (Hras), ottenendo riconoscimento internazionale per il suo impegno nella difesa dei diritti umani con il conferimento nel 2006 della medaglia Geuzen.

Firmato tra gli altri dal Syrian Human Rights Committee (Shrc), dal Syrian Human Rights Organization (Swasiah) e dal Fidh, il comunicato chiede “amnistia generale per tutti i detenuti politici e di coscienza trattenuti presso strutture carcerarie siriane”.

Un altro processo in corso vede imputato Muhannad al-Hassani, presidente di Swasiah e commissario dell’International Court of Justice (Icj), accusato secondo l’articolo 286 di “indebolire il sentimento nazionale” e di “diffondere notizie false”. Arrestato preventivamente lo scorso 28 luglio, Al-Hassani è stato difeso da al-Maleh fino al momento dell’arresto di quest’ultimo.

Il 21 febbraio è stato fermato Osmane Bassamsi al momento del suo ritorno in Siria seguito a 42 anni d’esilio in Iraq, nonostante le “garanzie” dell’ambasciatore siriano a Baghdad. In un appello al governo il Shrc chiede “la liberazione immediata ed incondizionata del settantenne oppositore del partito di governo Ba’ath” e di autorizzare gli avversari del regime “rifugiati in Iraq di rientrare nel proprio paese senza condizioni, rinunciando nello stesso tempo alla pratica degli arresti preventivi”.

Fonti: Le Matin, Fidh, Reuters, Hrw, Shrc, Hras

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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