Kurdi: minoranza repressa

Non si hanno più notizie di ‘Abed al-Hafith ‘Abed al-Rahman, poeta kurdo di 45 anni con cittadinanza siriana, attivista per i diritti della minoranza kurda e membro fiduciario dell’Human Rigths Organization in Syria (Maf), arrestato il 2 marzo dai servizi di sicurezza siriani.

Fermato a seguito di un blitz dell’Intelligence Militare nella sua abitazione ad Ashrafieh, distretto di Aleppo, ‘Abed al-Hafith ‘Abed al-Rahman è presumibilmente detenuto nel carcere dell’Intelligence ad Aleppo. Padre di dieci figli ed unico lavoratore attivo della famiglia, è stato prelevato dalle autorità in presenza dei familiari senza dichiarato motivo.

Affetto da allergie cutanee, reumatismi e problemi allo stomaco, le sue condizioni di salute destano preoccupazione, accresciuta dai frequenti trattamenti violenti e dal rischio di torture che grava sui prigionieri dell’Intelligence Militare, specie se non trapelano loro notizie.

Canali mediatici impegnati nei diritti umani riportano la notizia. Durante l’irruzione, l’Intelligence ha sequestrato il laptop di ‘Abed al-Hafith, un computer, diversi documenti del Maf, Cd, telefoni cellulari e, fra gli altri, un libro scritto da ‘Abed al-Hafith sull’insegnamento della lingua kurda.

Presente al momento del raid, Naderah ‘Abdo (28 anni) collega di ‘Abed al-Hafith è stata a sua volta arrestata e trattenuta senza esplicito motivo fino al 6 marzo. A lei è stata chiesta ragione delle frequenti visite in casa di ‘Abed al-Hafith: ad entrambi sono state poste domande circa il loro ruolo all’interno del Maf e in merito al lavoro svolto.

Membri del Maf, tutti appartenenti alla minoranza kurda, affermano che l’arresto di ‘Abed al-Hafith è direttamente legato alle attività dell’organizzazione, una Ong impegnata nella difesa dei diritti dei kurdi priva di licenza statale e dunque clandestina.

Le politiche del governo nei confronti della più numerosa minoranza siriana (circa il 10% della popolazione) si sono inasprite a seguito del successo della manifestazione per i diritti dei kurdi nel marzo 2004, aggravandosi ulteriormente negli ultimi mesi.

Il 26 dicembre scorso la Sicurezza Politica ha arrestato tre esponenti di spicco del Syrian Kurdish Yeketi Party ed un attivista per i diritti dei kurdi, a pochi giorni di distanza dal congresso del partito. Di loro non si hanno più notizie.

A inizio gennaio sono stati arrestati senza alcun mandato d’accusa due fratelli kurdi, e in febbraio Mohammed Masto Rasheed, cittadino siriano kurdo, è deceduto nel carcere centrale di Aleppo.

Il 24 febbraio i servizi di sicurezza hanno fermato Radeef Mustapha, leader del Kurdish Human Rights Committee e coordinatore della Syrian Coalition to Combat the Death Penalty, impedendogli di lasciare il paese per partecipare alla quarta conferenza annuale contro la pena di morte a Ginevra.

Parallelamente al crescere dei dialoghi internazionali, Damasco sta accentuando la repressione dei dissidenti. “Come gli ultimi mesi dimostrano, incontri e discussioni con la Siria non incentrati sulla questione dei diritti, legittima il governo ad aver mano libera sui propri cittadini senza conseguenze”, afferma Sarah Leah Whitson, responsabile del Medioriente per Human Rights Watch.

La questione kurda ha recentemente spaccato il fronte di opposizione al governo. Alle affermazioni del Yekiti circa la necessità dell’autogoverno dei kurdi siriani per porre fine allo stato di emarginazione, il fronte unitario antigovernativo racchiuso nella Damascus Declaration for National Democratic Change ha rigettato le rivendicazioni kurde definendole “premature” e “separatiste”.

“La Siria oggi deve restare unita e solidale per raggiungere l’obiettivo di una società libera e democratica”, afferma Faek al-Mir, membro del gruppo d’opposizione Syrian Democratic Party.

Non c’è però uniformità di pensiero. “L’unità non può essere imposta con la forza ad un popolo che si riconosce indipendente. Questo comportamento complica ulteriormente la situazione”, afferma un avvocato d’opposizione impegnato nei diritti umani, che chiede l’anonimato.

Fonti: Amnesty International, Hrw, Fidh, Iwpr, KurdWatch, Maf

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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