Revival islam

Un’ondata di fervore islamico si sta diffondendo in Siria. Il governo, un tempo avversario della radicalizzazione dell’islam nella società, assiste oggi con preoccupazione al fenomeno.

E’ quanto si evince da un report dell’Institute for War and Peace Reporting (Iwpr). L’aumento della vendita di testi religiosi, la diffusione di programmi radio islamici e di donne velate, la nascita di nuove moschee e di istituti coranici confermano il trend.

“I siriani sono sempre stati islamici, ma con una devozione religiosa moderata e aperta, incentrata sull’essenza della religione piuttosto che sulle apparenze”, afferma Wael al-Sawwah, autore e ricercatore di Damasco. Che aggiunge: “Quello che sta accadendo oggi in Siria è una deriva verso il fondamentalismo”.

Le preoccupazioni sono diffuse anche in ambienti vicini al governo. Buthaina Shaaban, consulente dei media e degli affari politici del presidente Bashar al-Assad, ha posto l’attenzione sulla “crescita del fanatismo religioso” in occasione del congresso del Ba’ath in gennaio.

Dopo la presa del potere nel 1963, il regime del Ba’ath ha violentemente osteggiato la diffusione di un islam radicale negli ultimi anni Settanta e in tutti gli Ottanta. Ma la popolazione non si è riconosciuta nella battaglia del governo: il fondamentalismo, secondo la Shaaban, deriva dall’incapacità dello stato di riempire il vuoto politico.

Rintracciando le cause, si risalgono strade diverse.

Sawwah ritiene che le ragioni vanno cercate nella diffusione del Wahhabismo, corrente islamica conservatrice Saudita, portata dai tanti migranti nel Golfo durante gli anni Settanta e Ottanta ritornati negli ultimi anni in Siria, plasmati dai valori predominanti in quei paesi.

D’altra parte, diversi critici ritengono il governo implicato nel fenomeno. Omar Qawsh, analista politico di Damasco, afferma che a seguito dell’invasione statunitense dell’Iraq nel 2003 i capi religiosi, forti del sostegno dello stato, spinsero i fedeli a sposare l’integralismo religioso in risposta alle ambizione occidentali e israeliane nella regione.

Sheikh Abdallah Nasser, giovane immam di Damasco, riconosce oggi nel governo un forte sostegno al processo d’islamizzazione della società, dovuto al consenso popolare riscosso dalla tendenza.

“La popolazione considera la devozione religiosa come una protezione dall’ostilità occidentale”, afferma Qawsh. A conferma della tesi, Qawsh ricorda che nel mondo arabo è diffusa la convinzione che la così detta “guerra al terrorismo” s’identifichi con la guerra all’islam.

L’aumento di donne velate riscontrato negli ultimi tempi è un’espressione di un islam più conservatore. “La situazione delle donne in Siria è mutata”, afferma un professore universitario di scienze sociali, che chiede l’anonimato. “Una donna che non porta il velo è vista come una donna che non adempie i precetti religiosi”, con l’eccezione di alcuni ambienti.

Il partito e gruppo religioso femminile Qubaysiat è oggi il maggior promotore del velo. Fondato da una predicatrice, Munira al-Qubaysi, a inizio anni Settanta, il movimento si è radicato nella società organizzando lezioni coraniche e circoli femminili, cooptando ragazze in età pre-adolescenziale, invogliando all’uso del velo offrendo lavoro ed agevolazioni scolastiche, arrivando fino alle scuole statali dove diffonde i propri valori.

Fonte: Iwpr

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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