Accordi bilaterali Siria – UE

La Siria annuncia la ripresa delle trattative ufficiali con l’Unione Europea in merito al Trattato d’Associazione (AA), il cui iter era stato interrotto dal presidente siriano Bashar al-Assad per la necessità di “rivedere” alcune clausole.

L’annuncio è stato reso pubblico dal Ministro degli Esteri Siriano Walid al-Mu’allem durante la conferenza stampa seguita alla visita di metà marzo a Damasco dell’Alto Rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea, Catherine Ashton. “Una delegazione europea viaggerà a Damasco per negoziare ufficialmente i punti dell’accordo che sollevano le preoccupazioni siriane”, ha affermato al-Mu’allem.

La firma dell’accordo era attesa per lo scorso ottobre: in autunno fu Damasco a prendere tempo, oggi è l’Olanda a chiedere con insistenza l’inclusione di un documento separato stilato dall’Unione Europea, incentrato sul rispetto dei diritti umani. La proposta olandese sposa le richieste della società civile siriana, che ad inizio marzo ha ribadito per voce delle associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani la necessità di porre fine allo stato di emergenza in vigore da 47 anni, di liberare i prigionieri politici e di garantire libertà politiche.

“Gli europei vogliono un accordo basato sull’uguaglianza, sul rispetto della sovranità, dell’indipendenza e della non ingerenza negli affari interni”, sostiene al-Mu’allem. Entrambe le parti “hanno lo stesso punto di vista”, ma allo stesso tempo il ministro riconosce l’eventualità di possibili discordanze.

“La data per firmare l’accordo dipenderà dalle due parti e dalla flessibilità mostrata dalle stesse durante le prossime negoziazioni”, continua al-Mu’allem, sorvolando le preoccupazioni siriane a riguardo.

I lavori sull’Association Agreement iniziarono nel 2004 e furono bruscamente interrotti a seguito delle accuse francesi e statunitensi di coinvolgimento siriano nell’omicidio del primo ministro libanese Rafiq Hariri, nel febbraio 2005. L’iniziativa rientra nel progetto europeo di rafforzamento delle relazioni con i paesi non europei del Mediterraneo, noto come Barcelona Process, che offrirà a commercianti ed uomini d’affari siriani l’opportunità di accedere ad un mercato di 450 milioni di consumatori, liberando allo stesso tempo le imprese europee dal peso delle alte barriere doganali che oggi proteggono il mercato siriano.

Dopo lo stop di Damasco, i lavori sono ripresi il 14 dicembre con un vertice presieduto dal presidente della Commissione di Pianificazione di stato siriana, Tayssir al-Raddawi, e dal vice direttore per gli affari esteri della Commissione Europea, Hugo Mingarelli. “Questo accordo è molto importante per la Siria, ci aspettiamo un incremento vigoroso nell’esportazione verso l’Europa, specialmente di vestiti, tessile e prodotti agricoli”, ha affermato durante la conferenza stampa Bahar al-Deen Hassan, parlamentare siriano e membro della Camera di Commercio nazionale.

Più prudente l’entusiasmo dell’amministratore delegato dell’agenzia siriana di consulenza su commercio ed investimenti, Nabil Sukkar: “L’Europa non sta aprendo il suo mercato ai prodotti agricoli esteri, noi resteremo soggetti a dazi e tariffe. La questione agricola non è reciproca”. L’ingresso sul mercato siriano di prodotti europei a buon mercato mina l’industria manifatturiera siriana. “Ogni accordo comporta rischi ed opportunità. Senza dubbio alcune imprese soffriranno ed altre più competitive emergeranno”, commenta Abdullah al-Dardari, Vice ministro agli affari economici siriano.

A smorzare i benefici attesi siriani vi sono inoltre le complesse norme europee riguardo l’origine dei prodotti: per essere considerato made in Syria ed essere libero da dazi o beneficiario di un accesso preferenziale, almeno il 40% dei componenti di ciascun bene deve essere fabbricato in Siria. “Complesse regole sull’origine o restrizioni su prodotti e processi minacciano la riduzione dei costi di transizione nel commercio con l’Unione Europea”, afferma Anja Zorob, ricercatrice all’Istituto di ricerca e politiche per lo sviluppo della Ruhr University of Bachum, in Germania. “Nel peggiore dei casi potrebbero comportare un’erosione completa dell’accesso preferenziale dell’export siriano al mercato europeo”.

I risvolti positivi dell’accordo restano comunque appetibili per Damasco. Legarsi all’Europa implica aprirsi agli investimenti europei: “Questo è un grande beneficio, perché prima trai vantaggio dagli investimenti, e poi dal conseguente ingresso di tecnologia”, sostiene Sukkar. La Siria è il paese dell’area mediterranea meno interessato dall’afflusso di assistenza europea (130 miliardi di euro tra il 2007 ed il 2010), oltre ad essere vittima dell’isolamento statunitense che desta diffidenza nella comunità internazionale: con il Trattato queste variabili potrebbero piegarsi a vantaggio di Damasco. “La Siria è ansiosa di raggiungere un accordo perché vuole rimuovere o controbattere gli sforzi d’isolamento Usa”, conclude Sukkar.

Infine la questione regionale. “Impegnarsi in riforme economiche e migliorare la propria credibilità è di norma uno dei più importanti passi verso l’integrazione regionale”, afferma Zorob. “L’AA e gli accordi firmati con partner regionali, come il Greater Arab Free Trade Area (Gafta) ed il Turkish-Syrian Free Trade Agreement, sono attualmente gli unici strumenti del governo per rendere credibili le riforme economiche”. Un futuro ancoraggio del Trattato d’Associazione al Gafta potrebbe rappresentare il primo passo verso la creazione di un’area di libero scambio euro-araba.

Fonti: Syria Today, Bilaterals.org, Sebc

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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