Boom: turismo siriano

L’industria del turismo siriana continua a crescere. A dispetto della crisi globale, della delicata posizione politica di Damasco, delle accuse israeliane di alimentare l’arsenale di Hezbollah, i turisti occidentali e arabi visitano sempre più numerosi la Siria.

Il boom è iniziato negli ultimi anni, accumulando tassi di crescita a doppia cifra e valori quantitativi, stando ai dati resi pubblici dal governo, superiori ai 6 milioni di visitatori nel 2009. Nel 2003, anno dello scoppio della guerra in Iraq, si erano contati 2,6 milioni di turisti stranieri, cresciuti a 5,4 milioni nel 2008.

“La Siria sembra essere in una straordinaria buona posizione”, afferma Frederick Beret, direttore esecutivo dell’United Nations World Tourism Organisation. “Il numero dei turisti europei è cresciuto del 25%, rimarcando egregiamente la lodevole crescita”.

Le ragioni di tanto virtuosismo sono molteplici. La ristrutturazione del mercato promossa dal governo ha permesso all’economia siriana di uscire dall’isolamento e lasciare margine d’azione all’intraprendenza degli imprenditori, bravi a rendere accoglienti i centri storici di città come Aleppo o Damasco, preservando al contempo l’immagine storica di città il cui vanto è di essere i centri urbani più vecchi continuativamente abitati.

La promozione turistica dei siti d’interesse storico è un altro percorso intrapreso con successo. Palmyra, le città morte, luoghi di culto cristiano come Deir Mar Musa al-Habashi e Maalula, o perle come il Krak dei Cavalieri hanno attirato l’attenzione di tour operator e di organizzazioni internazionali impegnate nella salvaguardia dei beni dell’umanità, tanto da essere inclusa nella top ten del The New York Times sui luoghi da visitare nel 2010.

“Il turismo in Siria ha beneficiato dei successi della politica diplomatica ed estera, nonché di un buon programma promozionale”, ha sostenuto la scorsa settimana Sardullah Agah al Qalla, Ministro del Turismo, in occasione della conferenza sul futuro dell’industria e dei possibili partner.

Gli impegni del governo in politica estera hanno aiutato il boom del settore. Nonostante il continuo scambio di accuse con Israele ed i persistenti rapporti poco cordiali con gli Usa in particolare e l’Occidente in generale, Damasco ha migliorato la propria immagine, dialogando con il presidente Obama e con Catherine Ashton, l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea, liberandosi dall’etichetta di “stato canaglia” e accettando dopo cinque anni d’interdizione il ritorno dell’ambasciatore statunitense.

L’espansione del turismo arriva in un momento altrimenti difficile per l’economia del paese. Il settore petrolchimico (principale industria siriana) è in progressiva contrazione, destinata a perpetrarsi negli anni; la siccità non allenta la morsa sul settore agro-alimentare, seconda industria per contributo al Pil, in ginocchio da ormai più di tre anni. Il turismo diventa così settore di primaria importanza, con un valore per l’economia nazionale nel 2008 pari a 5,2 miliardi di dollari, risultato in linea con il programma di ammodernamento avviato dal governo, finalizzato a diversificare l’economia del paese.

“Il turismo rappresenta circa l’11% del Pil nel 2009, un cambio sorprendente nella struttura dell’economia. Ora rappresenta una porzione del Pil più grande del petrolio”, afferma Abdullah al Dardari, vice primo ministro siriano per gli affari economici. “Questa è una trasformazione fondamentale”.

Fonti: The National

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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