La povertà avanza

I siriani sono più poveri. Negli ultimi cinque anni il numero di famiglie sotto la soglia di povertà è aumentato in maniera sensibile, a dispetto degli obiettivi del decimo piano quinquennale del governo, teso a ridurre entro fine anno la povertà del 20-30 per cento in forza dei benefici indotti dal mutato assetto economico, passato dalla pianificazione centrale al modello di mercato.

E’ quanto rivela Syria Today che ha avuto modo di visionare in anteprima il rapporto elaborato dalla Commissione statale di pianificazione (Spc) assieme all’Agenzia per lo sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), ancora in fase di rielaborazione e nascosto ai media.

Il mensile riporta studi di fonti “ben informate” che si rifanno ai dati statistici dell’Ufficio centrale di statistica e di ong come l’Aga Khan Development Network (Akdn), molto scettiche circa i progressi nella lotta alla povertà.

Il tasso di persone in stato di estrema povertà, incapaci cioè di soddisfare i bisogni primari alimentari e non, è salito dall’11,4 per cento del 2004 al 12,3 per cento del 2007. Anche gli individui in condizione di povertà, vale a dire capaci di soddisfare solo una parte dei bisogni primari, sono aumentati dal 30,1 al 33 per cento.

Lo studio si basa sulla spesa pro-capite, per eliminare l’errore dettato dalla diffusa pratica di sottostimare il proprio reddito alle autorità. Vive in situazione di estrema povertà chi spende 31,7 dollari al mese in beni primari; sotto la soglia di povertà vivono invece coloro che destinano 48,91 dollari al mese a spese primarie.

Gli obiettivi del piano di governo, i primi applicati da Damasco in materia di riduzione della povertà, risultano tutt’altro che raggiunti, e l’affidabilità del prossimo Spc sembra essere messa a repentaglio dagli avvenimenti degli ultimi anni. I dati rielaborati risalgono all’anno 2007 e non riflettono quindi le conseguenze del taglio dei sussidi di Stato ai combustibili applicato dal 2008, della crisi alimentare e finanziaria mondiale, nonché della carestia che da tre anni affligge il nord-est del paese, colpendo più di un milione di persone.

“La povertà non si è ridotta, ma al tempo stesso non è nemmeno aumentata”, afferma Joma’a Hijazi, direttore dell’equipe tecnica in materia economica presso il gabinetto siriano. “Ci dovrebbe essere un 2-3 per cento di variazione per poter parlare di cambiamento” continua, sostenendo che il paese non vive una situazione di profonda povertà.

Da una divisione del paese in zone geografiche, si evince che il nord-est è e resta il più povero, messo ulteriormente in ginocchio dalla siccità.

“La strutturazione della domanda di lavoro non è correlata alle opportunità di impiego”, sostiene Nabil Sukkar, ex economista della Banca Mondiale e direttore generale dell’Ufficio per lo sviluppo e gli investimenti. “Siamo in una situazione di incremento della disoccupazione e della povertà. L’inflazione si è riversata più sui poveri che sui ricchi”.

Lucida l’analisi di Ayham Asad, professore presso l’Istituto nazionale di pubblica amministrazione: “La ragione principale delle critiche rivolte al processo di riforma liberale, risiede nell’assenza di una riflessione sociale tale da permettere l’assorbimento dei possibili effetti negativi della transizione da un modello socio-economico a un altro”.

La situazione costringe a porre attenzione alla distribuzione della ricchezza all’interno del paese. Il Spc del 2004, il più affidabile lavoro disponibile, riporta che negli anni “1997-2004 la disuguaglianza in Siria è complessivamente aumentata. Nel 2003-4, il 20 per cento più povero della popolazione ha consumato solo il 7 per cento della spesa complessiva, ed il 20 per cento più ricco il 45 per cento”. Un trattato rilasciato nel 2008 dalla British Syrian Society riporta che il 3 per cento della popolazione ha un reddito mensile compreso tra 1.087 e 2.174 dollari, mentre il 47 per cento vive con meno di 240 dollari al mese, ivi incluso un 20 per cento con meno di 108,7 dollari.

“Credo che il gap di benessere interno sia aumentato”, afferma Sukkar. “Questo perché non siamo stati capaci di formare e mobilitare la classe media, e di creare un settore di imprese medio-piccole sufficientemente dinamico”. Di opinione diversa Hijazi: “Il tasso di spesa del 10 per cento più povero è salito al 40 per cento, mentre la stessa variabile per il 10 per cento più ricco è cresciuta del 15 per cento: la disuguaglianza non si è quindi accresciuta”.

In attesa dei dati ufficiali, il governo sta preparando l’undicesimo piano quinquennale, ponendo la lotta alla povertà e la creazione di posti di lavoro come obiettivi principali. “Ci stiamo impegnando a dimezzare il numero di poveri entro il 2015”, sostiene Hijazi. “Il Spc sta elaborando un capitolo su povertà e occupazione lungo i binari della micro finanza”.

“Stiamo lavorando assieme al governo per sviluppare un quadro giuridico per questi progetti”, afferma Mohamed Seifo, rappresentante dell’Akdn in Siria. “Nel mentre, lasciamo la porta aperta alle altre organizzazioni per implementare progetti di partnership pubblico-privato”.

Fonte: Syria Today

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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