ONU: in Siria si tortura

Il primo report* del Committee against Torture (Cat) delle Nazioni Unite sulla Siria usa toni critici per descrivere la situazione dei diritti umani e in particolare del ricorso alla tortura nel paese, espressi nelle sedute del 3 e 4 maggio sulla base delle informazioni rese disponibili da delegati di governo.

La notizia è riportata dall’International Federation for Human Rights (Fidh) in un comunicato del 20 maggio, utilizzando le parole proprie dei tecnici dell’Onu: “Ci sono numerose, continue e rilevanti accuse riguardanti il sistematico ricorso alla tortura da parte delle forze dell’ordine e dei funzionari investigativi, su loro istigazione o con il loro consenso, in particolare nelle strutture di detenzione”.

Il 19 agosto 2004 la Siria ha firmato e di seguito ratificato la Convenzione contro la Tortura. Da allora Damasco ha atteso 5 anni più del dovuto per fornire al Cat le informazioni richieste per elaborare il primo report sulla situazione del paese. Composto di 16 pagine, detto report esordisce denunciando la carenza di informazioni statistiche e pratiche per l’attuazione delle disposizioni della Convenzione, nonché la mancanza di una legislazione interna in materia.

Principale nodo di preoccupazione è l’assenza di una definizione della tortura nella legislazione siriana. “Seppur rilevato che l’articolo 28 della Costituzione proibisce la tortura, il Cat è preoccupato dall’assenza di una definizione della tortura nel sistema giuridico nazionale, in conformità con l’articolo 1 della Convenzione, falla che mina gravemente l’implementazione della Convenzione nel paese”, recita il report.

Analoghe preoccupazioni e conseguenti raccomandazioni sono sollevate rispetto ai maltrattamenti, ai decessi in carcere ed alla detenzione in isolamento, in particolare di individui appartenenti alla minoranza kurda; alla scappatoia legale per gli uomini implicati in stupri e violenze di genere, offerta dalla possibilità di sposare le vittime; all’alto numero di sparizioni forzate, come accaduto ai membri del Muslim Brotherhood e negli anni Settanta durante l’occupazione militare del Libano; alla mancanza di risarcimento, indennizzo e riabilitazione per le vittime di tortura.

Il capitolo 10 del report riflette sullo stato di emergenza in cui versa il paese dal 1963. “Il Cat nota con preoccupazione che lo stato di emergenza attribuisce poteri speciali a diverse sezioni delle forze di sicurezza oltre qualsiasi controllo giurisdizionale, situazione che porta di fatto a gravi violazioni della Convenzione da parte delle autorità statali”.

“L’uso sistematico della tortura è diretta conseguenza dello stato d’emergenza, in atto da 47 anni”, afferma Radwan Ziadeh, direttore del Damascus Centre for Human Rights Studies, invitato a partecipare ai lavori del Cat. “Non è in corso una efficace lotta alla tortura senza una cessione della legge marziale”.

I capitoli 11 e 12 riguardano l’indipendenza del potere giudiziario, con attenzione alla natura della Supreme State Security Court (Sssc), corte straordinaria costituita nel 1968 dipendente dal Ministro degli Interni, incaricata di giudicare e condannare in merito a crimini poco chiari quali “offesa al sentimento nazionale” o “risveglio di tensioni razziali o confessionali in circostanze che vedono la Siria implicata o sul punto di prendere parte ad un conflitto”.

Nei capitoli successivi il report traccia un filo conduttore che, soffermandosi sull’immunità di cui godono le forze di sicurezza, passa a denunciare l’assenza di controllo nelle carceri e le condizioni di detenzione, il traffico di persone, la presenza di centri di detenzione segreti e l’urgente necessità di un organo di ascolto ed indagine delle denunce di maltrattamenti, violenze e torture perpetrate dalle forze di stato e all’interno delle famiglie.

In ultimo è data attenzione ai rifugiati, questione di particolare importanza considerato l’ingente afflusso di iraqueni. “Il Comitato deve stabilire una procedura nazionale per determinare la condizione di rifugiato, emendando la legislazione al fine di permettere l’attribuzione dello status speciale da parte dell’Unhrc”.

Fonti: Fidh, Cat

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

* Il report in lingua originale è visualizzabile all’indirizzo http://www2.ohchr.org/english/bodies/cat/docs/CAT.C.SYR.CO.1.pdf

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