Scoperte archeologiche alimentano l’industria del turismo

Nuovi ritrovamenti archeologici alimentano l’industria del turismo siriano, già in notevole espansione, variegando i siti d’interesse e lanciando un forte richiamo a visitatori occidentali ed arabi, divenuti una risorsa rilevante per il paese.

Secondo l’agenzia di stato Sana, da inizio maggio si sono susseguite continue scoperte ad opera delle equipe di archeologi internazionali al lavoro in Siria. Il direttore del Dipartimento di archeologia di Deir ez-Zur, Amir Haio, ha affermato che vi sono circa 240 siti di rilevanza nel solo governatorato di Deir ez-Zur, ivi inclusi 72 siti registrati.

La rilevanza delle scoperte è notevole tanto per ragioni storiche, quanto per questioni economiche.

Si tratta di ritrovamenti risalenti al 6900 a.C. come nel sito di B’krus, o al 3200 a.C. come a Mary, capitale settentrionale del regno Assiro, un tempo sovrano del bacino settentrionale dell’Eufrate e della Mesopotamia, principale centro regionale nella lavorazione dei metalli. Il numero di scoperte unito alla diffusione degli stessi sul territorio impreziosiscono un settore (il turismo) divenuto ancora di salvataggio di un’economia in rinnovamento.

Le industrie su cui Damasco si è basata per tutta la recente storia del paese, petrolchimica e agro-alimentare, sono in crisi d’identità: con un futuro condannato alla contrazione la prima, vittima della grave siccità la seconda. Ad ovviare alla situazione è il turismo: nell’ultimo decennio il numero di visitatori è aumentato di quasi 3,5 milioni. Ed i valori del primo quadrimestre 2010 sono sorprendenti: 1 milione in più rispetto allo stesso periodo del 2009.

Il ministro del Turismo Saadallah Agha al-Qalaa ha comunicato che il settore contribuisce oggi al 12 per cento del Pil, portando nel paese il 23 per cento della moneta forte e occupando il 13 per cento dei lavoratori.

Il solo turismo internazionale ha prodotto nel 2009 5,2 miliardi di dollari, a cui vanno aggiunti 1,5 miliardi dal turismo interno: un incremento del 12 per cento rispetto al 2008.

I valori rendono ancor più idea del potenziale del settore se si considera il momento di contrazione globale, in cui l’industria del turismo si è ridotta del 4 per cento.

“Certamente abbiamo delle difficoltà ad offrire un’adeguata ospitalità ricettizia”, afferma al-Qalaa. Hotel e strutture di ospitalità sono in fase di sviluppo, ma con le infrastrutture ed i mezzi a disposizione non si tiene il passo con una crescita media del 15 per cento annuo. “Abbiamo una sfida aperta, con il tutto esaurito in alta stagione, sopratutto a Damasco”, prosegue al-Qalaa.

52 mila letti in attività da due a cinque stelle hanno ospitato lo scorso anno 6 milioni di turisti, di cui 3,5 milioni arabi, 1 milione siriani espatriati e 1,5 milioni occidentali. “Il turismo in Siria ha beneficiato dei successi della politica diplomatica ed estera, nonché di un buon programma promozionale”, ha affermato il ministro.

La ristrutturazione del mercato promossa dal governo e lo sforzo di apertura e dialogo con l’Occidente, marcato dal ritorno dell’ambasciatore statunitense, si sono rivelate più forti delle accuse riguardo l’assassinio del premier libanese Hariri, di spalleggiamento Hezbollah e di “Stato canaglia”.

I continui ritrovamenti archeologici contribuiscono ad alimentare il settore, arricchendo di rinnovato interesse un’offerta turistica di rilievo che spazia dai due insediamenti umani abitati senza sosta da più anni (Aleppo e Damasco), ai reperti romani di Palmyra, alle città morte, a luoghi di culto cristiano (Deir Mar Musa e Maalula) o a immagini come il Krak dei Cavalieri.

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

Fonti: Sana News, Canoe.ca, The National

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