Nuova legge sul lavoro

Dopo sei anni di trattative, lo scorso 12 aprile la Siria ha approvato la sua nuova legislazione in materia di lavoro. La norma, tuttavia, edificata sulle fondamenta della recente svolta liberale dell’economia nazionale voluta dal governo, è già al centro delle critiche per i suoi limiti attuativi, strutturali e di equilibrio tra le parti.

Approvata con il consenso unanime del parlamento, la nuova regolamentazione si compone di 280 articoli che sostituiscono l’anacronica legge 91 del 1959 e la seguente legge 49 del 1962. A dispetto di quanto emerso dal voto parlamentare, il mensile Syria Today rivela che più di 100 parlamentari hanno proposto emendamenti di sostanza o richiesto nel corso di incontri privati una revisione dei contenuti.

“La maggior parte dei rappresentanti di governo erano a favore della nuova legge” afferma Ammar Bagdash, parlamentare. “Il loro intento è attrarre nuovi investimenti esteri e capitali nel paese. Noi abbiamo avanzato obiezioni […] e chiesto determinati emendamenti, ma non sono stati accolti”.

Il cuore del dibattito si snoda attorno agli articoli 65, 95 e 274, che regolamentano la possibilità di licenziamento senza giustificazione, delineano diritti e doveri del lavoratore e stabiliscono sanzioni per i datori di lavoro che infrangono la legge.

L’articolo 65 permette licenziamenti senza giusta causa con sanzione contenuta per il datore di lavoro, garantendo ai lavoratori un sussidio pari a due mesi di salario per ogni anno di lavoro, somma che comunque non può eccedere di 150 volte il salario minimo, pari a 6mila sterline siriane (130,5 dollari Usa).

A raccogliere il malcontento attorno alla nuova legge è la Federazione generale dei sindacati (Gftu), unica sigla nazionale dei lavoratori, fondata nel 1948 e affiliata al Ba’ath. “La nuova legge non tutela i lavoratori”, afferma Ibrahim al-Lawzeh ex parlamentare e consigliere del Gftu. “E’ impossibile applicare l’articolo 65, non abbiamo equilibrio tra le parti. I lavoratori sono la parte debole ed è difficile per loro portare davanti al giudice il proprio datore di lavoro”.

“Chi ha scritto la nuova legge ha pensato solamente ai nuovi investimenti esteri che creeranno posti di lavoro”, ha commentato Emad Eddin al-Mosabbeh, funzionario economico del Gftu. “Pensano che chi verrà licenziato verrà riassorbito in forza della presunta flessibilità del mercato del lavoro siriano. Ma questa non è una valutazione attenta. Il nostro mercato non è ancora pronto per garantire tale flessibilità”.

L’articolo 95 regolamenta il diritto dei lavoratori all’incremento salariale (comunque da contrattare) a cadenza biennale e vincola le imprese con più di 15 dipendenti a rendere pubbliche le proprie direttive di lavoro. Vengono inoltre stabiliti i principi di “pari opportunità, trattamento e di non discriminazione”, il “diritto di rispettare la dignità umana” e di “garantire condizioni di lavoro sicure”. Si costituiscono infine corti specifiche per contenziosi in materia di lavoro.

Soddisfatti gli imprenditori, che vedono il paese muoversi in modo dinamico verso la promozione degli investimenti. Con la vecchia legge i licenziamenti erano contenuti ed il giudizio delle corti era spesso a favore dei lavoratori: la conseguenza, afferma la business community nazionale, è stata un’espansione incontrollata del settore informale (stimabile al 45 per cento della forza lavoro) o di pratiche poco ortodosse come la firma preventiva di lettere di dimissioni in bianco.

I difensori della legge evidenziano i benefici per i lavoratori: tetto al numero di ore-lavoro settimanali (48, otto al giorno e massimo cinque giorni consecutivi), almeno un giorno di riposo settimanale, 14 giorni di vacanza per chi ha accumulato meno di cinque anni di anzianità, 21 tra i 5 ed i 10 anni di anzianità e 30 sopra i 10 anni di anzianità.

Il proposito di abbattere il lavoro informale e di estendere i diritti a quel 45 per cento di lavoratori nascosti è inseguito prevedendo sanzioni amministrative ai datori di lavoro che persistono nel promuovere il lavoro nero. “La multa non è sufficiente per spingere i datori di lavoro a registrare i propri dipendenti” afferma Fayez al-Barsha, membro del consiglio d’amministrazione del Gftu, che pone  l’attenzione sugli ispettori del lavoro, ironizzando sulla reale volontà dei legislatori: “E’ un tantino complesso promuovere la legge quando si hanno solo 50 ispettori”.

Fonte: Syria Today

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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