Il ritorno della pioggia

Il ritorno della pioggia non risolve i problemi del nord-est siriano causati da tre anni di siccità. Nonostante siano attese ulteriori precipitazioni nei prossimi giorni, il raccolto di quest’anno è compromesso e la crisi troppo radicata e diffusa per essere risolta da alcuni rovesci.

L’agenzia Irin News legata all’Onu, delinea uno scenario in persistente crisi. “Non c’è più siccità perché il livello complessivo dei rovesci si è attestato a livelli accettabili”, afferma Abdulla Tahir Bin Yehia, direttore della Fao in Siria. “L’andamento delle precipitazioni continua ad essere anomalo. Noi descriviamo l’attuale situazione come un fallimento del raccolto”.

I governatorati più colpiti dalla siccità sono Deir az-Zor, Al Hasakeh e al-Raqqa, che assieme alle municipalità di Sakhned e Tadmur Palmyra formano un bacino complessivo di 1,3 milioni di persone. Circa 800 mila di queste sono state colpite in modo severo, delle quali l’80% vive di pane e thè zuccherato: una dieta inferiore a qualsiasi soglia calorica e proteica minima.

Nel 2009 la Fao ha destinato sementi a 13 mila agricoltori, ma già a marzo le condizioni meteo hanno condannato il raccolto che, in attesa dei dati ufficiali, il World Food Programme (Wfp) stima tra i 2,5 ed i 3,3 milioni di tonnellate, al di sotto dell’obiettivo 4 milioni ed in contrazione rispetto ai 3,8 milioni del 2009, raggiunti in forza dei poco ragionati aiuti statali (elargiti dopo il crollo a 2,1 milioni di tonnellate nel 2008) che hanno spinto verso un uso più intensivo dell’acqua aggravando la situazione idrica, culminata con il prosciugamento del al-Khabour, affluente dell’Eufrate.

“Il Wfp osserva gli effetti delle piogge sui mezzi di sostentamento delle famiglie: anche se in alcune aree sono migliorati, in altre, precisamente nelle province orientali di Hama ed Homs nonché nell’area desertica di al-Raqqa, la condizione di siccità persiste”, afferma Selly Muzammill, portavoce del Wfp in Siria.

Il referto dell’United Nations Country Team sul piano d’azione contro la siccità pubblicato in febbraio afferma: “Tra le dirette conseguenze della siccità vanno annoverate la riduzione della disponibilità di cibo, la minore capacità di ripristinare i mezzi di sostentamento, la massiccia migrazione interna verso le città, nonché l’allarmante riduzione del tasso di partecipazione scolastica in determinate aree. La popolazione colpita non può sostenere o ripristinare i propri mezzi di sostentamento senza aiuti alimentari affiancati da ulteriore assistenza, legata all’acqua potabile, agli input agricoli ed al foraggio per gli allevamenti”.

Proprio gli allevamenti beneficiano dell’attuale situazione: se il raccolto è perso per gli agricoltori, per il bestiame superstite rappresenta un buon foraggio. In questi anni gli allevatori hanno svenduto i propri animali, impossibilitati ad acquistare foraggio sufficiente: la Fao stima tra i 5 ed i 7 milioni il numero di capi morti nell’ultimo triennio a causa della siccità. L’attuale disponibilità di foraggio unita agli aiuti dell’Onu spingono alcuni allevatori al controesodo.

“Abbiamo riscontrato che alcuni allevatori emigrati negli ultimi anni, stanno ritornando nelle aree di provenienza nel nord-est”, sostiene Muzammil. “Le piogge hanno reso agibili alcuni pascoli con foraggio naturale per il bestiame”.

Il programma d’aiuti dell’International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies (IFRCS) avviato a fine agosto 2009 e della durata di un anno, si propone di coinvolgere 260 mila beneficiari, tanto diretti (con aiuti alimentari, kit per l’igiene e provviste d’acqua) quanto indiretti (in seguito alla depurazione del sistema idrico di 50 scuole ed alla disponibilità di cinque strutture ospedaliere e di due unità mobili).

Il Wfp ha offerto aiuti alimentari a 190 mila persone a rischio nelle regioni orientali, ma altre 110 mila (per lo più agricoltori) non sono state raggiunte. “I pastori nel deserto sono stati assistiti, ma gli agricoltori non hanno ricevuto i necessari aiuti a causa della mancanza di fondi”, afferma Muzammil.

“Siccità o no, la situazione continua ad essere tremenda per gli agricoltori”, afferma Bin Yehia. “Senza ulteriori aiuti ed assistenza non resta loro alcuna alternativa alla migrazione”.

Fonti: Irin News, Ifrc

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Siria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...