Potenzialità verde

Il futuro della Siria può tingersi di verde. Con una disponibilità interna di energia fossile in continua contrazione sempre più lontana dal crescente fabbisogno energetico nazionale, la strada delle energie rinnovabili e dell’agricoltura biologica rappresenta un’opportunità per un paese con un potenziale notevole e con un forte bisogno di salvaguardia dell’ambiente.

Sul tema è incentrato il numero di agosto di Syria Today, che prende spunto dal Nuovo Piano Generale sulle Energie Rinnovabili atteso per settembre, con la raccolta delle prospettive del governo fino al 2030.

Partiamo dai dati oggettivi. La domanda interna di energia è aumentata nell’ultimo decennio del 75%: tale fabbisogno è soddisfatto per il 93,8% da combustibili fossili, 71,4% da petrolio e 22,4% da gas. Il restante 6,2% ha origine rinnovabile, la maggior parte della quale (4,4%) ottenuta dalle tre centrali idroelettriche site sull’Eufrate.

A fronte di un’estrazione di combustibili fossili in annunciata riduzione, l’obiettivo del governo in materia di energie rinnovabili maturato nel Master Plan for Renewable Energy and Energy Efficiency del 2002, era di raggiungere entro il 2011 circa il 5% della produzione totale di energia da fonti rinnovabili, con l’eolico a fare la parte del leone con il 50% della produzione verde.

A dispetto dei risultati gli sforzi del governo ci sono stati. Nel 2003 nasce il National Energy Research Centre (Nerc) con l’obiettivo di promuovere l’efficienza in materia energetica parallelamente alla promozione dell’energia verde. Diversi centri di ricerca si formano nelle università statali: l’Higher Institute for Applied Science and Technology (Hiast), l’Atomic Energy Commission ed il Scientific Studies and Research Centre. Inoltre, non sono mancate partnership internazionali, con la partecipazione dal 2006 al 2008 al progetto Solaterm, finanziato dall’Ue e coordinato dalla Gtz, finalizzato alla promozione dell’energia solare nei paesi mediterranei.

I buoni propositi non sono stati però supportati da uno sforzo economico necessario alla macchina messa in strada.

Sul versante imprese private, le diverse piattaforme di public-private partnership (Ppp) hanno fino ad oggi interrotto i lavori a causa dell’assenza di una legislazione che regolamenti l’acquisto del pubblico di energia da imprese private. “L’assenza di legislazione per l’implementazione di una rete è il maggiore ostacolo allo sviluppo del settore [dell’energia verde, ndr]”, afferma Rawad Abdel Massih, general manager di EnviWise, gruppo siriano di energia verde.

Il primo progetto di Ppp è stato messo in campo dall’impresa tedesca di energia solare Alternergie nel 2008, interessata a costruire una centrale solare di 1.000 Mw ad Hassia, nei pressi di Homs. Il progetto, supportato dal partner di stato SyriaNet, è stato annunciato senza però mai partire.

L’interesse dei privati però non è venuto meno. Lo scorso maggio l’impresa danese Vestas e la multinazionale Marafeq hanno pianificato la costruzione di una centrale eolica di 100 Mw, da costruire o a Al-Sukhna o a Al-Hijana, a sud di Damasco. Il ministro dell’elettricità ha dato notizia di una trattativa in corso con funzionari spagnoli per la costruzione di una centrale eolica di 50 Mw, mentre il Nerc informa di una gara d’appalto in corso per un’altra centrale, sempre eolica, da costruire a Katina, nei pressi di Homs.

La prospettiva annunciata dal governo è una crescita del fabbisogno energetico che triplicherà il suo valore entro il 2030. Il nuovo obiettivo è produrre entro il 2020 il 7,5% dell’energia totale da fonti rinnovabili. L’interesse dei privati svela un potenziale notevole: energia idroelettrica, eolica e solare possono segnare enormi progressi necessari tanto alla crescita del paese, quanto, questione non secondaria, alla sua salvaguardia.

Il 20% circa della superficie del paese non è utilizzato, e solo il 33% è ad uso agricolo: il ministro dell’Agricoltura e delle Riforme Agrarie quantifica il 60% del paese a rischio erosione per l’azione del vento e l’80% per problemi idrici (qualitativi e quantitativi). Inoltre, una biodiversità di particolare importanza è anch’essa minacciata da fattori climatici. Incrementare la pratica dell’agricoltura biologica costituirebbe un passo importante per proteggere zone a rischio erosione, limitare l’inquinamento delle acque, salvaguardare l’ecosistema e promuovere una pratica agricola moderna (in termini di efficienza sul lungo periodo) appetibile sul mercato.

In cinque anni l’area coltivata a cotone secondo il metodo biologico è passata da 373 a 28.000 ettari. “In Siria c’è spazio per l’agricoltura biologica in ragione del suo clima, ed anche perché gli agricoltori preferiscono utilizzare insetti locali naturali antagonisti dei batteri ai pesticidi”, afferma Souhel Makhoul, direttore del Centro di Ricerca dell’Orticoltura presso il General Commission for Scientific Agricultural Research (Gcsar). “Inoltre vi sono molte terre incolte che possono essere convertite con facilità in terreni biologici, e molti prodotti come l’olio d’oliva, non richiedono l’uso di pesticidi. Infatti, il ministero ha promosso l’uso di pesticidi organici nelle coltivazioni di agrumi, cotone e ortaggi”.

Si tratti di combustibili o di agricoltura, resta necessario un pieno, serio e lungimirante impegno del governo non solo per promuovere, quanto anche per coordinare ed agevolare burocraticamente i passi verso un futuro verde.

Fonte: Syria Today (biodiversità), Syria Today (pesticidi), Syria Today (energie rinnovabili)

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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