Cambio di leadership nei Fratelli Musulmani Siriani

I Fratelli Musulmani Siriani hanno un nuovo leader. Muhammad Riyadh al-Shaqfih è stato eletto in luglio nuova Guida Generale del gruppo, terminato il terzo mandato di Ali al-Bayanouni. Figura non conosciuta al di fuori del movimento, al-Shaqfih fu negli anni Ottanta leader del braccio armato dell’organizzazione. Nonostante i leader implicati nell’avvicendamento assicurino una continuità di strategia, il contesto politico lascia prevedere un cambio se non di contenuti, quanto meno di approccio.

Un approfondimento dell’Arab Reform Bulletin propone tre possibili scenari, opposti e alternativi: al-Shaqfih può continuare la politica moderata condotta da al-Bayanouni, impennare il contrasto con i palazzi di Damasco o abbandonare il territorio siriano. Le variabili che influenzeranno il trend saranno il feedback lasciato dalla Guida di al-Bayanouni, la personalità della nuova Guida e la strutturazione della sua leadership, e l’atteggiamento del governo siriano nei confronti dell’organizzazione.

Presa la Guida Generale del gruppo nel 1996, al-Bayanouni s’impegnò a ridare vigore a quel che restava dell’organizzazione siriana dopo il massacro di Hama del febbraio 1982, accantonando il braccio militare e incentrando la strategia in una lotta politica e mediatica non violenta. L’insediamento di Bashar al-Assad non fu accolto con entusiasmo, ma le speranze di riconciliazione in un contesto plurale non mancarono. Al-Bayanouni condusse l’organizzazione nella “Primavera di Damasco” invocando il rilascio dei prigionieri politici, il rimpatrio degli esiliati, l’abbandono della legge marziale, delle leggi e corti speciali.

Nel 2004 i Fratelli Musulmani Siriani pubblicarono un programma politico per la creazione di “uno stato moderno e civile”, basato su ruolo della legge, pluralismo, società civile e pacifica alternanza al potere. Un anno dopo, furono fra gli ideatori della Damascus Declaration for Democratic Change, proponendo un Fronte di Liberazione Nazionale come alternativa democratica al regime di al-Assad e raccogliendo consensi dalle forze politiche e sociali d’opposizione.

L’assedio di Gaza nel 2009 è stato il pretesto per sospendere l’opposizione al regime ed affiancarsi ad esso, ricercando quel riconoscimento che la Legge 49 nega ai Fratelli Musulmani Siriani, condannando l’affiliazione all’organizzazione come crimine capitale. Damasco, inamovibile, non ha vacillato a dispetto delle molte parole spese per la ricerca del dialogo con le forze d’opposizione e verso l’apertura di un processo di riforme politiche.

Al-Shaqfih riprenderà il ruolo d’opposizione al regime, che in un’intervista al quotidiano egiziano al-Masry al-Youm rilasciata il 13 agosto* considera ripreso già dalla fine dell’assedio di Gaza, in conseguenza dell’immobilismo di Damasco.

Le decisioni strategiche saranno in linea con la neoeletta Guida Egiziana dei Fratelli Musulmani, Muhammad al-Badei’, personalità anch’essa di secondo piano sulla scena egiziana. La ragione che  ha portato alla scelta di uomini non di rilievo può essere rintracciata nel desiderio delle organizzazioni ad impegnarsi in primo luogo nel settore educativo e di beneficienza piuttosto che sul piano politico.

Il passato militare di Al-Shaqfih pone quanto meno il dubbio di un ritorno alle armi: in un’intervista rilasciata l’8 agosto ad Ash-Sharq al-Awsat, Al-Shaqfih allontana il sospetto, ribadendo la rinuncia alla violenza da parte dell’organizzazione e chiarendo che l’obiettivo della stessa è ottenere il riconoscimento come partito politico in uno stato siriano garante delle libertà politiche.

Fonte: Arab Reform Bulletin

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

* La versione originale dell’intervista è visualizzabile al sito http://www.ikhwansyria.com/ar/default.aspx?xyz=U6Qq7k%2bcOd87MDI46m9rUxJEpMO%2bi1s7c%2bAUFvHwp32yidUqUOJIGEeRW%2b5Shv4foL7czbTop0QdQcRTwF%2bj4VUpaZxMsOJksld2FtnzrpOppBIISZoEbSo6XV3LjYJ%2fweL6vWrIW3o%3d

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