Blogger 19enne spia

Tal al-Mallohi, la blogger siriana di 19 anni detenuta per nove mesi senza alcuna incriminazione, è stata accusata di “spionaggio”.

A riferirlo sono fonti del governo di Damasco, secondo cui la giovane si presenterà nei prossimi giorni davanti a un tribunale per rispondere dell’accusa di “spionaggio per conto di una potenza straniera”.

Le informazioni trasmesse dalla blogger – continua la fonte – avrebbero “portato a un attacco contro un ufficiale dell’esercito siriano da parte di agenti di un paese straniero”.

“Caso inquietante”

A porre l’attenzione sulla vicenda di Tal al-Mallohi erano state diverse organizzazioni per i diritti umani, comprese Amnesty International e Human Rights Watch, che dai propri siti web hanno lanciato appelli per chiederne la liberazione.

“Questo è un caso molto inquietante”, afferma Kate Allen, direttore di Amnesty International Gran Bretagna. “Nessun dovrebbe essere incarcerato perché discute di libertà di espressione, e se questa è la ragione dell’arresto di Tal al-Mallohi allora siamo davanti ad una disgrazia. Le autorità devono rilasciarla o accusarla di un chiaro e definito capo d’accusa. Essere detenuti senza poter comunicare con l’esterno per tanti mesi in Siria, dove trattamenti violenti e tortura sono diffusi, è doppiamente preoccupante”.

Commento altrettanto duro ha espresso Sarah Leah Whitson, responsabile Medio Oriente di Human Rights Watch: “Detenere per nove mesi una studentessa delle superiori senza fromulare accuse è tipico del comportamento crudele e arbitrario dei servizi di sicurezza siriani”.

Rischio torture

Non è chiaro se l’accusa di spionaggio sia legata al suo blog, che contiene per lo più poesie ed articoli che denunciano le restrizioni alla libertà di espressione in Siria, o che reclamano il diritto dei palestinesi alla propria terra. Il suo ultimo post è datato settembre 2009.

Convocata il 27 dicembre 2009 presso il centro di detenzione di Damasco per essere interrogata, la giovane blogger e studentessa era stata immediatamente fermata ed incarcerata.

Il 29 dicembre alcuni ufficiali della sicurezza di Stato avevano perquisito la casa dove viveva con i suoi familiari, presso Homs, a un centinaio di chilometri a nord della capitale, sequestrando il computer, alcuni supporti digitali di raccolta dati, un laptop e il telefono cellulare.

Le richieste dei familiari circa la sorte di Tal al-Mallohi rivolte più volte sia di persona alla struttura carceraria che in forma scritta tanto alle autorità quanto allo stesso presidente Bashar al-Assad attraverso appelli on-line, non hanno avuto risposta.

Nelle ultime ore il padre ha fatto sapere che la ragazza si trova in buone condizioni di salute, ma esiste il timore che sia stata sottoposta a torture.

Un caso tra mille

Le restrizioni del regime siriano verso la libertà d’espressione sono rigide e, spesso, violano i diritti umani, fermando senza giustificazione attivisti e semplici cittadini impegnati nella denuncia di tali pratiche.

Nel settembre 2009 le autorità siriane hanno condannato a tre anni di reclusione Kareem ‘Arabji, blogger che moderava un forum di discussione tra giovani, con l’accusa di “pubblicare informazioni false finalizzate ad intaccare la morale nazionale”.

Altre sette persone sono state condannate negli ultimi anni per aver usato internet per rivendicare riforme democratiche nel paese.

Alcuni di loro affermano di essere stati sottoposti a tortura. Organizzazioni internazionali in difesa dei diritti umani come Amnesty International hanno raccolto testimonianze di 38 differenti tipologie di torture e trattamenti violenti usate dalle autorità carcerarie siriane negli ultimi anni.

Internet ed i social network hanno reso possibili discussioni sui diritti umani e politici anche in paesi dove le libertà sono sotto stretto controllo di stato. I blogger siriani scrivono dall’interno e dall’esterno del paese, sotto nome reale o pseudonimo.

I lettori, tuttavia, continuano però ad essere limitati a causa della scarsa diffusione di internet. L’International Telecommunication Union, agenzia dell’Onu, attesta nel 2008 al 16,8 per cento il tasso di inserimento di internet nella società.

Fonti: Amnesty International, Iwpr

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

Il blog di Tal al-Mallohi

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