Via alla privatizzazione

La recente apertura dell’economia siriana al settore privato inizia a concretizzarsi con investimenti in grandi opere nelle infrastrutture e nel campo energetico, attraverso Pubblic Private Partnership (Ppp).

Gli obiettivi di tali partnerhip sono molteplici. Decenni di monopolio statale hanno ancorato le infrastrutture del paese ad un livello non sufficiente a garantire l’efficienza dei trasporti: strade, aree portuali, aereoporti e centrali energetiche appaiono obsolete. Inoltre, la congiuntura economica sfavorevole non risparmia la Siria: il governo cerca strategie per aumentare l’occupazione, e detto fine è rincorso attirando investimenti esteri diretti.

Il primo intervento, precursore della svolta dell’economia, è datato 2007 e riguarda la costruzione di terminali per i container a Lattakia, maggior porto del paese.

Alla stregua degli obiettivi, anche le ragioni sono moltepici: “Il giro d’affari è certamente una ragione”, afferma Yarob Badr, ministro dei trasporti, ai microfoni della Bbc “ma non è l’unica. Intendiamo rendere i nostri porti più efficienti collaborando con imprese fidate ed esperte. Attualmente stiamo lavorando ad un progetto finalizzato alla costruzione di due superstrade che tagliano il paese, una da nord a sud, e la seconda dal porto di Tartus verso est. Le stime parlano di un costo complessivo pari a 1,8 miliardi di dollari”.

Investimenti di questo tipo saranno gestiti dal settore privato, mentre il ricavato sarà condiviso con lo stato. In questo modo il governo spenderà meno in infrastrutture e potrà destinare più fondi a settori come l’istruzione e la sanità.

Il Damascus International Airport annovera un terminale per i voli internazionali ed un secondo terminale per i voli interni, con un volume di passeggeri annuo pari a 5 milioni. L’apertura ai privati porterà alla costruzione di altri terminali se non di nuovi aereoporti, con un innalzamento dell’efficienza e della qualità dei servizi: il rischio è assistere ad un aumento parallelo dei prezzi.

L’obiettivo del governo è raddoppiare il traffico passeggeri, portandolo a 10 milioni annui. “Il goveno dovrà amministrare con personale qualificato e competente la situazione, per garantire la trasparenza dei prezzi ed una reale e serrata concorrenza attraverso razionalizzazione del sistema e controlli” afferma Samir Seifan, Economist and government adviser.

Il settore privato è in piena espansione: ad oggi crea più del 66% del pil nazionale. Costruzione di centrali elettriche e produzione di energia sono altri settori aperti dallo stato a partnership con il privato. “Aprire ai privati il settore energetico porta ad un aumento qualitativo del servizio e ad un incremento dell’occupazione”, sostiene Mahmoud Khoshman, direttore generale della Marafiq & Sana Investment. “Il Ppp non toglie posti di lavoro al mercato, anzi ne crea di nuovi. Il grande vantaggio per lo stato è il conseguente arrivo di nuovi capitali stranieri”.

Gli scettici non mancano, sopratutto in un paese dove l’economia è tradizionalmente centralizzata. A loro risponde Ahmad Kussay Kayyali, ministro dell’energia: “Queste imprese lavoreranno con noi. Noi faremo accordi di acquisto dell’energia o accordi di convergenza per 20 o 25 anni”.

La tradizione sta per essere rovesciata. In molti restano convinti che non deve essere solo lo stato (quanto anche le imprese) a fare concessioni. Inoltre, insistono, le partnerhip pubblico-privato sono solo una via fra le molte percorribili per rilanciare le infrastrutture ed economia.

Fonte: Bbc

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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