Lavoro minorile

Il problema del lavoro minorile si aggrava. Anni di carestia hanno impoverito il paese e costretto più minori ad aiutare le famiglie. L’immigrazione irachena crea disfunzioni nel mercato del lavoro, i disoccupati aumentano e meno bambini frequentano le scuole.

“Il lavoro minorile è una questione importante per il paese: il governo, l’Unicef (Un Children’s Fund) e l’Ilo (Internationale Labour Organization) lo considerano un problema allarmante”, afferma Sherazade Boualia, rappresentante Unicef per la Siria.

Se la situazione globale, quantificata nel 2006 dall’Ilo in 215 milioni di minori lavoratori, si sta lentamente erodendo, in Siria come in tutta l’area mediorientale la tendenza non è uniforme. I dati dell’Unicef relativi al 2006 rilevano che il 4% dei minori di età compresa tra i 5 ed i 14 anni lavora: gli esperti ritengono la situazione nell’ultimo lustro peggiorata.

La carestia ha creato 1,3 milioni di persone in condizione di “estrema povertà”, come ricordato in settembre dall’inviato speciale Onu Oliver de Schutter. Diretta conseguenza è un incremento del lavoro minorile, da cui dipende da vicino la partecipazione scolastica. “Il fattore primario è la necessità di un contributo economico dei minori per la famiglia”, continua Boualia.

La Siria, come tutti i paesi del Nord Africa e del medioriente, ha ratificato la Convenzione n.182 dell’Ilo in merito al lavoro minorile: l’obbligo scolastico vige fino ai 15 anni. Nonostante ciò, le fabbriche tessili e di calzature impiegano manodopera minorile spesso, denuncia Ghada Al Rifaee dell’Ong locale “Our City”, con condizioni di lavoro pericolose per la salute.

Un piccolo reddito nel breve periodo a discapito dell’istruzione crea gravi problemi nel lungo periodo alle famiglie e all’economia del paese. “Quando il lavoro minorile è alternativo all’istruzione, priva i giovani della possibilità di uscire dalla situazione di povertà”, afferma Charita Castro, esperta di lavoro minorile presso il George Washington University negli Usa. “Alcuni studi ritengono che il lavoro minorile influisca sensibilmente sull’aspettativa di reddito e sul Pil. Se un paese non istruisce i propri cittadini, perde potenzialità nella forza lavoro”.

La scolarizzazione incide indirettamente sulla povertà. “I paesi che hanno lottato contro il lavoro minorile assistono ad una riduzione della povertà”, ricorda Farah Dakhallah, portavoce degli Uffici Regionali dell’Ilo nei Paesi Arabi. “I governi possono realisticamente combattere il lavoro minorile impegnandosi nella lotta alla povertà, creando le condizioni che permettono agli adulti di avere un lavoro decente e ai minori di ricevere un’istruzione di qualità”.

“Ad oggi gli impegni del governo per arginare il problema e prevenire l’abbandono della scuola sono stati scarsi”, conclude Boualia.

Governo e agenzie Onu stanno realizzando workshop e progetti per riportare i giovani nelle scuole. Nei prossimi due mesi l’Ilo pubblicherà uno studio sulle realtà più gravi di lavoro minorile. L’Unicef è impegnata nel promuovere l’insegnamento, la costruzione di scuole e strutture per la prima infanzia.

“La soluzione è creare le condizioni in cui i minori che vanno a scuola rappresentino un beneficio per le famiglie, oppure supportare economicamente le famiglie”, afferma Castro. “Le radici culturali del problema nell’area mediorientale aggravano ulteriormente la questione “.

Fonti: Irin News, Nena

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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