Ispettore Onu nel carcere di Damasco

Il carcere centrale di Damasco è stato aperto ad un ispettore internazionale. E’ la prima volta che il governo permette la visita di una struttura carceraria ad un tecnico straniero.

Anand Grover, avvocato indipendente al servizio dell’United Nations Human Rights Council, ha trascorso durante la mattina di domenica 14 novembre un’ora e mezza presso la struttura carceraria di Damasco, conversando con il personale sanitario, con alcuni detenuti ospiti del reparto medico e con il direttore del carcere.

In missione d’inchiesta per indagare la condizione dei servizi sanitari siriani, Grover ha coronato la spedizione di nove giorni con un traguardo tanto importante quanto inatteso. Specializzato nei casi inerenti l’Hiv, Grover era incaricato di approfondire la fruibilità dei servizi medici per gruppi vulnerabili, in particolare detenuti e donne.

Il nullaosta rilasciato dai palazzi di Damasco ha sorpreso lo stesso Grover, che dopo svariati anni di reiterate richieste cadute nel vuoto, non si aspettava di essere informato all’ultimo momento dell’improvviso cambio di rotta del governo.

“Non so il perché, ma oggi ci è stato concesso di visitare la prigione centrale di Damasco”, afferma Grover durante la conferenza stampa di domenica. E non sono mancati i ringraziamenti alle autorità per la decisione: “E’ stata la prima visita di un non siriano”, aggiunge Grover.

I giornalisti non hanno avuto molto altro materiale su cui lavorare: Grover ha preferito non rilasciare informazioni aggiuntive, in quanto tutti i suoi appunti saranno rielaborati per integrare l’Human Rights Council che sarà pubblicato nel giugno 2011. “Spero di avere più tempo [da spendere all’interno della struttura carceraria]”, commenta Grover. “Intendo spronare il governo ad accordare più ispezioni”.

Il riferimento è agli addetti ai lavori specializzati in materia carceraria, campo di non diretta pertinenza per Grover. La società civile siriana ha accolto con il dovuto riguardo l’inaspettata concessione delle autorità, auspicando l’avvio di un nuovo livello di trasparenza.

“ C’è una nuova apertura adesso, che rappresenta un importante passo in avanti ed un altro buon segnale”, afferma Abdel Karim Rehawee, fondatore del Syrian Human Rights League. “Noi speriamo che il governo faccia ulteriori passi in questa direzione, in particolare riguardo il rilascio dei prigionieri politici e dei prigionieri di coscienza”.

L’entusiasmo per l’apertura del governo, sottolineano gli attivisti, non deve tralasciare la particolare condizione della prigione centrale di Damasco, che dispone di standard ragionevoli, buon cibo, celle di dimensioni adeguate, una biblioteca e televisore: Grover aggiunge all’elenco un’ambulanza in servizio 24 ore al giorno ed un livello di cure mediche superiore alla media.

“La prigione rispetta, o è vicina agli standards internazionali: non c’è violazione dei diritti umani”, annota Rehawee.

Attenzione dunque alle mosse studiate dai vertici politici. Attivisti di associazioni impegnate nella difesa dei diritti umani ricordano che a inizio mese Muhannad al Hassani, avvocato attivo nei diritti civili condannato a tre anni per i contenuti delle sue affermazioni, è stato picchiato nella sua cella della prigione di Adra, vicino Damasco, e quindi portato in isolamento.

Nel carcere di Sednaya, non distante dalla capitale, un riot è stato soffocato dalle autorità con l’uso di armi da fuoco nel luglio 2008: sulle dinamiche non è stata fatta luce e troppo poco è trapelato dalle mura della struttura. Da quella data 42 detenuti risultano scomparsi ed il gruppo Human Rights Watch ritiene che nove di essi possano essere stati uccisi.

Cautela dunque. Grover si è detto sorpreso del sistema sanitario siriano che, come previsto dalla Costituzione, è gratuito per tutta la popolazione. Allo stesso tempo a più di 100 mila kurdi è di fatto impedito l’accesso ai servizi sanitari, aspetto che “getta ombra sui molti lati positivi” mostrati dal governo in materia di assistenza sanitaria gratuita per tutti.

Fonte: The National

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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