Delitto Hariri e passaggio dinastico saudita

Il ricovero del re saudita Abdullah bin Abdul Aziz negli Stati Uniti e le precarie condizioni di salute di suo figlio, il principe ereditario Sultan bin Abdul Aziz, anch’egli ultraottantenne, accende la competizione tra i principi eredi per occupare posizioni di rilievo nel governo. L’esito di tale passaggio di testimone potrebbe avere conseguenze destabilizzanti nel precario equilibrio libanese.

Beirut, Damasco ed altre capitali internazionali si dicono preoccupate per la delicata successione, non solo per quanto concerne la gestione delle notevoli ricchezze del paese, quanto sopratutto per le possibili conseguenze in merito all’ormai prossimo rinvio a giudizio del tribunale internazionale incaricato delle indagini sul delitto del premier libanese Rafiq Hariri.

“La stabilità del regno è la cosa migliore in questa fase, sopratutto in relazione al coordinamento siro-saudita”, affermano ambienti siriani che confermano cresciuta l’attesa attorno all’eredità al trono saudita.

A Damasco non sarebbe visto con piacere un ipotetico ritorno del principe Bandar bin Sultan a posizioni di vertice nella politica saudita, dopo un suo completo allontanamento dalla scena politica. Il “momento storico” non sarebbe opportuno: Bandar bin Sultan avrebbe giocato un ruolo importante nel deterioramento delle relazioni tra Damasco e Riyadh all’indomani dell’assassinio Hariri.

L’assenza del principe Abdul Aziz bin Abdullah, figlio di re Abdullah, a seguito del padre a New York, complica le cose. Incaricato di mantenere le relazioni del regno saudita con Siria e Libano, l’assenza di Abdul crea un pericoloso vuoto che di fatto impedisce (e impedirà fino al suo ritorno) un’evoluzione dello status quo.

In Libano l’attesa per l’esito del rinvio a giudizio del tribunale internazionale è alta: a questo proposito a Beirut fanno molto affidamento al coordinamento siro-saudita in un’ottica risolutiva della questione.

La possibilità di un’incriminazione di Hezbollah riaprirebbe il triste capitolo dei conflitti confessionali.

La situazione nel regno saudita è critica come mai in passato: gli osservatori non scartano l’ipotesi di un cambio dinastico e nemmeno di un’implosione dello stato stesso, tanto da far porre al dottor Mohammed Abdul Karim, professore di diritto religioso all’Università al-Imam, il problema del destino del regno e dell’unità del popolo stesso in caso di crollo dinastico.

Da un punto di vista della politica internazionale e della regione mediorientale in particolare, la questione è di primaria importanza. Sopratutto alla luce dei risvolti della questione Hariri.

Fonte: Al-Quds Al-Arabi

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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