Permane la legge marziale

Il tanto atteso discorso del presidente Bashar al-Assad non ha placato gli animi dei siriani, alla stregua delle dimissioni del governo. Proteste, vittime ed arresti continuano, come anche la legge marziale.

Mercoledì 30 marzo Bashar al-Assad ha parlato alla nazione nelle prime ore del pomeriggio. Il discorso, durato circa un paio d’ore e seguito in tutto il paese, non ha soddisfatto i ribelli convinti che non vi sarà dal parte del governo alcuna sostanziale rottura con il passato, e dunque nessun riconoscimento delle rivendicazioni: fine della legge marziale, libertà per i detenuti politici, riforme democratiche.

Bashar al-Assad ha esplicitamente negato la revoca dello stato di sicurezza, contraddicendo quanto egli stesso aveva affermato nei giorni precedenti parlando di provvedimento già in atto, e lanciato accuse all’Occidente che, manovrando dietro ai social network ed alla stampa, aizza gli animi dei ribelli e cospira per la caduta del regime.

Il malumore seguito alle parole del presidente ha surriscaldato gli animi dei ribelli a Latakia, mentre sulla rete l’appuntamento è fissato per venerdì 1 aprile dopo la preghiera di mezzogiorno.

Il giorno seguente il discorso alla nazione, giovedì 31 marzo, l’agenzia di stato Sana informa che “sotto la direzione del presidente Bashar al-Assad, verrà costituito un consiglio di giuristi esperti al fine di studiare nuove leggi inerenti la sicurezza nazionale e la lotta al terrorismo che permettano l’abrogazione dello stato di emergenza”.

Venerdì 1 aprile è il secondo “giorno dei martiri”, dedicato ai ribelli caduti. A Duma, sobborgo di Damasco, Deraa, Qamishli, Homs, Hassakeh e Latakia il pomeriggio si surriscalda: otto manifestanti cadono a Duma sotto il fuoco delle forze di sicurezza e, secondo testimoni, colpiti da cecchini in abiti civili nascosti sui tetti. A Deera il corteo è interrotto dai gas lacrimogeni, con nuovi fermi. L’agenzia di stato Sana conferma la notizia di alcuni arresti a Deraa e Latakia, ma smentisce gli scontri (per non parlare dei – quindici – morti).

Qamishli e Hassakeh sorgono in territorio kurdo e sono coinvolte per la prima volta nelle rivolte, comunque senza alcuna apparente rivendicazione prettamente kurda.

Sabato 2 aprile, nuova ondata di arresti. Gli attivisti di Duma hanno proposto tre giorni di sciopero generale come segno di dissenso per gli omicidi e gli arresti. Alcuni rilasciati hanno denunciato violenze, maltrattamenti, umiliazioni e accuse di cospirare con l’Occidente subite ad opera delle forze di sicurezza durante i giorni di detenzione.

E mentre domenica 3 sfila a Duma il corteo funebre con le salme dei quindici attivisti caduti negli scontri di venerdì, Bashar al-Assad incarica con un decreto l’ormai ex ministro dell’agricoltura, Adel Safar, di formare un nuovo governo.

Le autorità ribadiscono il non coinvolgimento delle forze di sicurezza negli scontri, durante i quali ad aprire il fuoco sarebbero state bande criminali.

Fonti: Bbc, The National, Sana

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