Ancora scontri, ma l’impasse preoccupa

Un altro venerdì di scontri. La crisi siriana resta sempre all’ordine del giorno, con protagonisti i rivoltosi, le forze di sicurezza ed il presidente Bashar al-Assad. Gli equilibri in campo sembrano però immutati e la situazione statica.

Al termine di una settimana relativamente tranquilla, venerdì 8 aprile si macchia di numerose vittime. A Deera, cittadina nel sud del paese e centro delle rivolte, si contano 23 vittime cadute durante gli scontri con le forze di sicurezza, a detta di testimoni oculari, vestite in abiti civili. La replica del governo è subito pronta: 19 dei caduti sono membri delle forze di sicurezza vittima di non meglio definiti “gruppi armati”.

Fonti riportate dalla Bbc parlano di tre cortei partiti ciascuno da una diversa moschea, diretti verso il centro cittadino: a fermarli le forze di sicurezza con lancio di lacrimogeni ed uso di armi da fuoco.

Alla notizia delle vittime il tono delle proteste si è esacerbato: i ribelli abbattono una statua di pietra di Basil al-Assad, fratello defunto di Bashar. Altre proteste hanno infiammato Qamisli, Hassakeh, Idlib, Baniyas, Hama ed Homs, ma anche nei sobborghi di Damasco, precisamente a Duma e a Harasta, la situazione mantiene toni accesi.

Martedì 5 Bashar al-Assad ha incontrato ad Hasaka i leaders kurdi, promettendo il riconoscimento della cittadinanza siriana ai kurdi tralasciati dal censimento del 1962 (circa 120 mila). L’incontro è stato seguito dal decreto attuativo emanato giovedì 7 aprile che si stima conceda la cittadinanza ad un numero di kurdi compreso tra 150 e 300 mila.

“Il nostro impegno è per la democrazia per tutti i siriani. La cittadinanza è un diritto di ogni siriano. Non è un favore, non si può concedere un diritto”, afferma Habib Ibrahim, leader kurdo. Anche il nord kurdo è stato protagonista degli scontri di venerdì 8.

Domenica 10 aprile è la città portuale di Baniyas a macchiarsi di sangue: 3 manifestanti ed un agente delle forze di sicurezza risultano deceduti. La zona costiera ha copertura internet ed accesso alla rete di telefonia mobile discontinua: anche l’elettricità è lasciata correre ad intermittenza.

Il segretario di stato per gli affari esteri statunitense William Hague durante una conferenza stampa con il ministro degli esteri italiano Franco Frattini tenuta lunedì 11, ha affermato l’urgenza con cui il governo siriano deve concedere diritti civili e politici ai propri cittadini, apportando riforme sostanziali.

Anche ad Ankara si alza la voce. La Siria è diventato un partner importante per la Turchia, dopo anni di rapporti difficili a causa della questione acqua e del problema kurdo. I due paesi stanno organizzando un’area di libero scambio per integrarsi e permettere maggiore mobilità ed opportunità ai propri cittadini. L’attuale situazione interna siriana rappresenta un grave ostacolo ai lavori che preoccupa un’Ankara consapevole della distanza incolmabile che la divide dall’Unione Europea.

La Siria dovrà risolvere la crisi con le proprie forze. Il paese si è isolato negli anni, coprendo il ruolo di stato canaglia amico di Teheran, Hamas ed Hezbollah. Difficilmente la repressione troverà posizioni internazionali che vadano oltre il richiamo verbale. L’ipotesi di un’ingerenza esterna deve tener conto della pronta risposta dell’Iran, e dunque appare improbabile.

Le organizzazioni per i diritti umani contano ad oggi circa 134 morti dall’inizio degli scontri. Fonti ufficiali ne stimano una trentina. Oltre i numeri, il dato più rilevante è l’impasse della situazione.

Fonti: Bbc

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