Fino a che punto arriverà l’escalation rivoluzionaria ?

Abolita formalmente la legge marziale, le proteste non si placcano, come nemmeno la violenta repressione. Il moto rivoluzionario sta vivendo un’escalation di partecipazione popolare e vigore: il governo mobilita i tank.

Lunedì 18 aprile circa 5 mila dimostranti hanno occupato la Piazza dell’Orologio ad Homs, terza città del paese, dopo aver omaggiato le 12 vittime cadute nei giorni precedenti. Organizzati con controlli anti-infiltrati all’ingresso della piazza, i ribelli sono stati attaccati nelle prime ore di martedì dalle Forze di Sicurezza con armi da fuoco, con le conseguenti vittime.

“Nessuna attività di tipo terroristico verrà ammessa”, proclamava Bashar al-Assad il giorno precedente, il primo dal disegno di abolizione dello stato d’emergenza. E martedì 19 il Ministro degli Interni Mohammed Ibrahim al-Shaar ha spronato la cittadinanza attraverso un’emittente televisiva di stato a “desistere dall’aderire a manifestazioni, dimostrazione o sit-in sotto qualsiasi pretesto”.

Giovedì 21 aprile Assad firma il decreto che mette fine allo stato d’emergenza, abolisce le Corti di Sicurezza di Stato ed ammette cortei e manifestazioni pacifiche. Ma per legalizzare di fatto le manifestazioni in corso, il Ministro degli Interni deve dare il nulla osta, non rilasciato agli insorti. Il fine della nuova legge è “salvaguardare la stabilità del paese e la popolazione”, afferma il Ministro.

“La crisi siriana non ha nulla a che vedere con la presenza o l’assenza dello stato di sicurezza”, dichiara alla Bbc Abdel Halim Khaddam, ex vice presidente siriano. “Non è lo stato di sicurezza che arresta i manifestanti, li incarcera ed apre il fuoco”.

“Il problema è che l’élite al potere e l’esercito si sono affidati all’apparato giudiziario, e che la nuova legislazione emanata non pone le Forze di Sicurezza sotto la legge”, afferma alla Reuters Heitham al-Maleh, avvocato ed attivista politico.

Venerdì 22 non tradisce i tristi presagi: è il giorno più sanguinoso dall’inizio della rivolta con almeno 95 vittime. Sono stati riportati scontri a Ezra (vicino Deraa), Douma (sobborgo di Damasco), Barzeh (distretto della capitale), Homs, Hama ed altri centri. I “Comitati siriani di organizzazione locale” affermano di reclamare: la fine di torture, omicidi, arresti e violenze contro i ribelli; tre giorni di lutto nazionale per le vittime; un’investigazione indipendente sulle morti civili delle settimane precedenti; il rilascio di tutti i prigionieri politici; riforme costituzionali che prevedano anche il limite di due mandati per la presidenza.

Come ormai consuetudine, il giorno seguente il massacro il corteo funebre delle vittime è attaccato dalle Forze di Sicurezza che mietono altre 12 morti.

I commenti dei leader internazionali si ripetono identici e di circostanza, impantanati nell’immobilità diplomatica che si disinteressa di fatto a qualsiasi forma di intervento. L’ambasciata britannica avverte di non riuscire più a garantire assistenza ai propri cittadini ed invita a lasciare il paese, Ban Ki-Moon ribadisce la necessità di riforme strutturali e del rispetto dei manifestanti, Obama deplora la repressione ed invoca riforme. Nessuno invita le imprese estere (statali o private che siano) piuttosto che i consumatori a boicottare la Siria (o quantomeno i prodotti di aziende statali).

Domenica 24 sono riportati scontri nel nord-ovest con almeno tre vittime, e a Jabla, città costiera. Lo stesso giorno arrivano denunce di numerosi arresti da diverse organizzazioni per i diritti umani, che condannano nel modo più duro la repressione del regime, invitando gli organi internazionali preposti ad intervenire in modo netto.

Lunedì 25 aprile sette carri armati e circa 5 mila soldati invadono Deraa e circondano la moschea Omari, centro nevralgico della rivolta locale. Si stimano circa 25 vittime. La Bbc ipotizza che il gesto sia da ricondurre alla recente dichiarazione degli insorti di Deraa “terra liberata” dal dominio Assad. In un comunicato ufficiale il governo afferma di aver inviato tank in diverse città su richiesta dei cittadini preoccupati degli “estremisti armati”.

Washington afferma di procedere al rientro del personale non indispensabile impiegato nell’ambasciata a Damasco, nonché dei dipendenti della struttura.

Fonte: Bbc, Expatica

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Siria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...