La nazione riunita non può ricevere ordini

“L’adunanza reale si tenne il 23. Il re pronunciò un discorso, in cui annullò gli atti dell’Assemblea, mantenne la divisione in ordini, e conchiuse ordinando ai deputati di separarsi immediatamente e di raccogliersi il giorno appresso nelle sale destinate a ciascun ordine. Uscito il re, i deputati della nobiltà e quelli di una parte del clero lo seguirono. Restarono, sdegnosi e taciti, gli altri rappresentanti. Il gran mastro delle cerimonie, tornato nella sala, si rivolse al presidente Bailly: “Voi avete inteso, signori, l’ordine del re”. Il Bailly, rivolgendosi ai colleghi: “Mi sembra” disse “che la nazione riunita non possa ricevere ordini”.

Accadeva poco meno di 222 anni fa, in Francia. Oggi, a distanza di più di due secoli, i rappresentanti del popolo italiano hanno facoltà di arrogarsi il diritto di riflettere e dibattere su di un tema (nello specifico, direi scottante, meglio, atomico) in vece del popolo.

Il referendum è lo strumento con cui per eccellenza il popolo è chiamato ad esprimersi su di un tema. Detto strumento è in Italia volutamente (e per costituzione) zoppo, in quanto solo abrogativo (articolo 75 Costituzione) o confermativo (articolo 138 Costituzione): ma non per questo defunto, anzi. La necessità di superare il quorum è ragionevole, considerata l’importanza dello strumento referendario, unico canale che permette al popolo di legiferare, abrogando una legge (o confermandola, secondo l’art. 138).

Come possono i demandatari temporali del potere democratico andare oltre la voce popolare ?

“Allora uno dei deputati, il conte di Mirabeau […] con voce tonante, rispose al cortigiano protestando che solo la forza avrebbe potuto allontanare da quel luogo i deputati. “Voi siete oggi ” soggiunse l’abate di Sieyès ai deputati “ciò che eravate ieri. Deliberiamo”. L’assemblea decretò l’inviolabilità de’ suoi membri. Il 24 il rimanente dei deputati del clero s’unì col terzo Stato: imitò l’esempio una parte dei rappresentati della nobiltà: il re, consigliato dal Necker, invitò gli altri a fare altrettanto (27 giugno). L’Assemblea nazionale s’aggiunse il titolo di costituente (9 luglio)”.

cit.: Ermanno Ferrero, Corso di storia, edizioni Ermanno Loescher, Torino 1915, volume VI parte II, pag. 12-13

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Italia. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...