Cronaca di una (o più) morte(i) annunciate(i)

I lavori in Val di Susa inizieranno entro fine mese. Per beneficiare dei sussidi europei. Il ministro degli Interni Maroni ha previsto l’avvio del cantiere il 30 giugno. Dopo uno stallo lungo sei anni, il governo si muove all’ultimo momento utile, in un contesto locale e nazionale avverso.

Opposti al progetto Tav sono sempre stati gli abitanti della valle, con i sindaci in prima fila e pochi, pochissimi favorevoli. Ragione: le trivellazioni delle montagne libereranno nell’aria particelle di materiale contenuto nella roccia che comporterà gravi patologie a chi le inalerà costantemente nei giorni, mesi ed anni. In più, non sembra la Tav sia una soluzione moderna al passo con i tempi, così necessaria da giustificare tanta repressione e tanto dispendio di denaro.

In Siria in queste ore si vedono file di tank dirigersi verso i centri dei ribelli. In Italia ieri la scena, se non fosse per il paesaggio alpino, pareva analoga, con file di mezzi corazzati dell’arma che si addentravano in una regione dell’estremità occidentale del Piemonte, così poco abitata e battuta dalle truppe nazionali negli anni recenti della tanto festeggiata Italia.

Buon compleanno Italia. Se il morto non ci scappa in questi ultimi giorni del mese (un po’ un anniversario diversamente strutturato di piazza Alimonda, rectius, della scuola Diaz), ce ne saranno decine negli anni a venire, per la ragione alla base della protesta No Tav.

Un morto sicuro è il governo. In un momento culmine di inefficienza ed impopolarità, con gruppi di scugnizzi a cercare di rompere le uova nel paniere di un sindaco, De Magistris, che ha beffato l’establishment della maggioranza parlamentare, l’assedio armato ad un presidio di un pezzettino compatto ed eterogeneo d’Italia, peraltro in fretta e furia, appare emblema di malgoverno.

Se i valligiani, supportati da chi è ora in val di Susa, riusciranno in questi giorni a realizzare qualcosa di eclatante che passi il vaglio dell’informazione nazionale, i nostri cari ministri scivoleranno nella fossa che stanno facendo scavare in queste ore alle gru.

L’ironia è che Maroni è un leghista, e, mi pare, la Val di Susa rientri nei confini della Padania.

Il Partito Democratico fino ad ora ha taciuto. Ed è bene che continui a tenere la bocca chiusa: diversi esponenti di spicco del partito sono favorevoli al progetto Tav, e durante il breve governo Prodi nulla si è fatto in favore del movimento di opposizione, anzi, si è data legittimità al progetto intrapreso dalla precedente legislatura. Se il PD si è riempito illegittimamente la pancia con i bocconi preparati da attivisti e cittadini che tanto si sono impegnati per informare e sensibilizzare gli elettori sull’ultimo referendum, c’è da vegliare che i furbetti non si comportino analogamente nell’ipotesi in cui i cantieri non riescano ad avviare i lavori nel mese. O, in futuro, quando l’ecocidio diventerà realtà.

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