Valsusini, polizia, No Tav e krumiri: è guerrilla

Domenica in Val di Susa è stata vera e propria guerrilla. Cerchiamo di capirne le ragioni.

Lunedì 27 giugno il governo italiano ha voluto dare il via ai lavori di costruzione della linea Treni Alta Velocità Torino-Lione, per beneficiare dei finanziamenti europei, in scadenza a fine giugno. Si è atteso l’ultimo momento in ragione della resistenza dei valligiani, supportata da una fetta di popolazione sparpagliata per tutto il territorio nazionale. Dunque, al problema del dissenso dei locali il governo (non solo l’attuale, ma ance il precedente Prodi) ha optato per ignorare il problema fino a quando possibile.

I valsusini sono contrari al progetto per ragioni che si ritrovano ormai ovunque sulla rete, dalle emissioni nell’aria di sostanze tossiche dovute alla trivellazione delle montagne, alla costruzione di una nuova strada ferrata al fianco di una già presente e utilizzata al di sotto del proprio volume massimo; da un’opera ritenuta non utile i cui lavori dureranno per almeno un decennio e che stravolgerà l’ecosistema della valle quanto ad agricoltura, traffico ed inquinamento, al peso di un’imposizione governativa senza alcun margine di trattativa o dialogo per una valle che già ospita altre importante vie di traffico.

Ferma la posizione di Roma: la Tav si farà perchè indispensabile per i futuri scambi commerciali ed il progresso del paese.

Ma le ragioni non si fermano qui, le più importanti sono celate: gli interessi di politici e costruttori (spesso riuniti in un solo corpo) nel realizzare un cantiere decennali finanziato dai contribuenti e incentivato dalla UE.

Fin dove il potere centrale può andare oltre il volere di una porzione del territorio amministrato, senza che questo diventi suddito ed il governo dittatore?

I valsusini stanno difendendo la propria terra, la propria casa, il proprio lavoro, la famiglia e le generazioni future della valle. Ma la fetta di popolazione italiana che supporta il movimento No Tav, sulla base di quali convinzioni si spende in prima persona per la causa? Forse per quel senso di giustizia che tanti italiani sentono vivo ancora oggi e ritengono di dover difendere a costo di proiettili di gomma, lacrimogeni proibiti, botte e umiliazioni? O solo per protagonismo?

Lunedì 27 le forze dell’ordine hanno arginato la protesta e permesso agli operai di creare le condizioni per iniziare i lavori. Credo siano necessarie due note a margine.

Innanzitutto, le stesse forze dell’ordine che il ministro Maroni ha ringraziato per essersi comportate bene, hanno il giorno seguente tagliato le tende dell’accampamento dei No Tav, urinato e defecato nei sacchi a pelo, rubato biancheria intima femminile e oggetti di valore. Hanno fatto morire di crepacuore un uomo fermato per un controllo a Milano. Hanno attaccato il gruppo musicale Punkreas chiuso nella stanza d’albergo con lancio di lacrimogeni o fumogeni che siano, senza alcuna autorizzazione. Chi detiene qualsiasi forma di potere ne abusa, è la natura dell’uomo e la storia lo insegna: ogni abuso deve essere denunciato, e lungi dal lodare chi svolge il proprio compitino, un ministro dovrebbe sempre denunciare chi in forza del quel potere esce dai ranghi.

Seconda nota. “Cosa dobbiamo fare?”, si è chiesto con fare retorico un operaio addetto a manovrare una delle gru al lavoro in val di Susa. Forse il lemma “krumiro” non si sposa letteralmente appieno con il loro comportamento, ma rende bene l’idea. Qualsiasi lavoro si svolge non si deve perdere di vista la morale ed il senso di giustizia, altrimenti si diventa complici consenzienti.

Domenica 3 luglio un corteo organizzato dal movimento No Tav ha convogliato nella valle migliaia di persone contrarie al progetto. Al fianco di valligiani di tre generazioni e di ambo i sessi si sono battute per ore con le forze dell’ordine, in una lotta finalizzata a delegittimare l’autorità con cui il governo vuole realizzare l’opera. I media all’unisono hanno rintracciato nei manifestanti i black block: mi sembra che ogni volta che un gruppo di cittadini agisca, reagisca o si difenda con la forza contro un ordine ed una repressione del governo, riappaia lo spettro black block. Individui contrari alla Tav, liberi di difendere la causa dei valligiani attaccati e scacciati dalla propria terra con la forza, mischiati senza distinzione agli autoctoni, da essi chiamati e accolti a formare un fronte unico e compatto, come confermano le dichiarazioni degli stessi valsusini: ecco i fantomatici black block. Se non bastano le parole a farsi ascoltare, il problema è proprio dell’interlocutore.

Noto una difficoltà (o non volontà) nei mezzi di comunicazione (non di informazione) ad identificare con cognizione di causa e senza ricorrere a termini-spauracchio svuotati di significato, le persone che aderiscono spontaneamente ad appelli analoghi al No Tav, partecipando attivamente contro la forza e l’autorità ad una causa che non li riguarda direttamente.

La classe politica condanna all’unisono i manifestanti. Anche Beppe Grillo, che prima incorona tutti con un alloro degno della guerrilla del Che, e poi, colpito dalla bufera del quinto potere, ritratta in parte: sono eroi solo i pacifici, i violenti vanno identificati.

I valsusini sono stati pacifici per più di un lustro, e a poco è servito. Talvolta bisogna ricorrere ad altri mezzi per farsi ascoltare, e non ritengo si debba condannare chi usa la forza solo perchè non ne detiene l’uso esclusivo. Polizia ed eserciti usano quotidianamente la forza, chi in Afghanistan, chi in Libia, chi nelle carceri, chi nel proprio turno di lavoro di ogni giorno, anche in tutti i paesi autodefiniti democratici. La forza, e con essa la violenza, è ammessa ed accettata, ma appannaggio di una (o alcune) categorie. Ma se chiunque ha un pezzetto di potere tende ad abusarne, allora è necessario che il popolo stia in guardia.

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2 risposte a Valsusini, polizia, No Tav e krumiri: è guerrilla

  1. Roberto Dal Fabbro ha detto:

    da quello ke ho saputo le forze dell’ordine \\ i veri delinquenti \\ hanno pompato gas orticante, attraverso una porta chiusa, a tre alcuni musicisti, colpevoli di essesre rientrati nell’ albergo di notte dopo il ritorno da un festival nell’ area di Nichelino….
    sfortunatamente allogiavano nel medesimio albergo, e la violenza gratuita e partita, chiaramente nessun media ne parla, sara una notizia underground???

    • cianciopier ha detto:

      Ciao Roberto,
      anch’io ho avuto le stesse notizie, pubblicate peraltro nell’edizione on-line del Corriere. Mi sembra che anche Il Manifesto ne abbia dato notizia … la news è passata, ma piano piano, senza dar fastidio.

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