Piccolo romanzo italiano

Dal nord alle propaggini meridionali dell’Italia, percorso intrapreso da parecchi italiani ogni estate. Molti in automobile. Le strade sono lo specchio del paese.

La strada fino a Napoli, l’Autosole, è piacevole, direi scorrevole. Un po’ di coda si incontra a Bologna, anche se le quattro corsie agevolano il traffico, e a Firenze, dove è l’A1 a vestire gli scomodi panni della tangenziale cittadina. Nulla di eccessivo: il paesaggio emiliano prima, con campagne ordinate circondate da dolci colline, quindi l’Appennino e la bella Toscana, ed infine la sorprendente e lussureggiante Umbria, valgono il viaggio.

Una piccola sosta a Roma desta qualche prima preoccupazione. La periferia è sporca, buia e degradata. Il centro cittadino vive delle meraviglie del tempo che fu, ma a dispetto degli allegri giovani che riempiono di voci i vicoli di Trastevere, la città sembra seduta sugli allori da troppo tempo. Un turista è lasciato senza alcun aiuto, senza banali cartelli che lo accompagnino. Un solo, piccolo, misero cartello (uno solo davvero) ad indicare la meravigliosa Via Appia Antica: un insulto al passato glorioso.

E’ trascorso solo qualche mese dall’elezione del nuovo sindaco napoletano, ma sfido a trovare spazzatura per le vie partenopee. De Magistris sta lavorando come promesso, Napoli è pulita e bella. Peccato che queste notizie non occupino le prime pagine dei media di massa.

Una scritta nei pressi di Palazzo Reale onora l’umorismo campano: “Se non cambierà come in Grecia pure qua”.

Salerno dista da Milano circa 800 km, percorribili in otto-nove ore. Proprio a Salerno si imbocca la A3, la temibile Salerno – Reggio Calabria.

Pochi anni fa ricordo uno spot ministeriale che promuoveva la A3 marchiando come obsoleti retaggi del passato i fantasmi di una strada pericolosa, quando non mangia uomini.

Oggi fin dai primi kilometri campeggiano ai lati della strada grandi cartelloni (impossibili da leggere mentre si guida) che parlano di una certe Legge Obiettivo per il perfezionamento e la messa in sicurezza secondo norme europee della A3.

Dopo i primi cento kilometri senza sbavature, ecco uscire dall’armadio i fantasmi. E fanno paura.

Si è avvisati che l’autostrada è chiusa nei pressi di Lagonegro, quando si è ancora parecchio più a nord. Nell’attesa, tratti lunghi svariate decine di kilometri con imponenti lavori in corso. Cento e più operai a lavoro ai lati della carreggiata, spesso ridotta ad una sola corsia per senso di marcia, decine di gru, file di casette provvisorie per ospitare nottetempo i lavoratori.

Nei pressi di un restringimento della carreggiata decine di operai sono addetti a muovere con veemenza ambo le mani dall’alto al basso rivolti verso le macchine in arrivo, ad indicare di rallentare. Subito dopo l’ostacolo altre decine di addetti ai lavori hanno il compito di muovere con grinta il braccio sinistro nel senso di marcia, a spronare se non ad incitare le autovetture a riprendere celermente velocità. Ok il problema occupazione, però …

Al kilometro 300 mi appresto ad imboccare un viadotto: la mia attenzione cade su altri tre viadotti adiacenti il mio. Perché la necessità di costruirne di nuovi?

Un pensiero mi balena in testa: chissà a chi fa capo l’impresa che ha vinto l’appalto per rifornire l’Anas dei piccoli coni di plastica che delimitano provvisoriamente le strade. Sono incalcolabili, e ancor di più sono quelli sacrificati al caldo torrido dell’asfalto di cui non resta che un residuo di base nera appiccicato al fondo stradale a lasciarne memoria.

A Lagonegro si è costretti ad uscire e percorrere la vecchia Statale delle Calabrie, strada affascinante da un punto di vista paesaggistico, ma tutta curve. Andatura tra i 60 e gli 80 all’ora, quando non si è in coda.

Ho appreso in un secondo momento che anche in altri tratti capita di dover abbandonare per diversi kilometri l’autostrada. Dunque non c’è da temere: Lagonegro non è un caso isolato abbandonato dal Ministero delle Infrastrutture.

Quantomeno non si permettono di chiedere il pedaggio.

Appena prima di Villa San Giovanni vien quasi paura a stare al volante, tanti sono i restringimenti ed i pericolosi lavori in corso nelle gallerie. Meno male che s’inizia a vedere la sagoma della Sicilia. All’imbocco del traghetto ho percorso circa 400 km da Salerno, tempo di percorrenza 9 ore: le stesse per coprire il doppio della distanza da Salerno a Milano.

In certi luoghi del mondo si narra che non si vede pioggia a memoria d’uomo. Credo che lo stesso si possa dire della fine dei lavori sulla A3. Il traghetto per lo stretto è abbastanza oneroso (59€ una persona con macchina, andata e ritorno), ma per lo meno rapido. Mi chiedo: se una variabile impazzita, chiamala n’drangheta, chiamala inefficienza, chiamala difficoltà orografica, rende infiniti i lavori sulla A3 e miete vittime ogni estate a dispetto degli spot del governo e delle Leggi Obiettivo, come si può pensare la costruzione di un ponte sullo Stretto?

A proposito di vittime: un’insegna luminosa all’altezza di Bologna informa: “In sett 8 persone sbalzate fuori per cinture non allacciate”. E quante per un’autostrada indecente seppur battuta da milioni di italiani ogni anno? La priorità è sempre sanzionatoria, drug test, etilometro o autovelox, ma a parlare di prevenzione, come la condizione delle strade o norme che obblighino a piombare le auto immesse nell’importantissimo mercato automobilistico nostrano, sembra di predicare nel deserto.

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