Crimini contro l’umanità e sanzioni economiche

La repressione del governo di Damasco continua nei centri più ribelli. I morti dall’inizio delle rivolte superano quota 2700. L’Unione Europea emana ulteriori sanzioni commerciali, mentre a Ginevra l’avvocato per i diritti umani Haitham al-Maleh invoca l’intervento dell’International Criminal Court (Icc).

Sabato 24 settembre l’UE vara il settimo pacchetto di sanzioni contro la Siria, indirizzato a due personalità e sei imprese, bloccando i movimenti bancari internazionali e limitando la libertà di movimento fuori dalla Siria. Il ministro della Giustizia Tayseer Qala Awwad ed il ministro dell’Informazione Adnan Hassan Mahmoud sono accusati rispettivamente di aver supportato arresti e detenzioni arbitrarie e di aver veicolato l’informazione. Tra le sei imprese spiccano l’emittente televisiva ministeriale e l’emittente non ufficiale Addounia TV, nonché aziende legate a Rami Makhlouf (cugino di Bashar al-Assad e businessman di spicco), come Syriatel, Souruh Company e Cham Holding.

Il pacchetto prevede anche importanti limitazioni agli investimenti nel settore del petrolio greggio.

Domenica 25 le milizie del governo hanno rinforzato i controlli nei pressi del confine con il Libano, precisamente nella zona di Qusseir, per limitare l’emigrazione verso il paese vicino. L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, al lavoro in Inghilterra, riporta la notizia di 12 vittime durante gli scontri a Qusseir, nonché la defezione di diversi militari nella provincia di Idlib lungo il confine con la Turchia.

Proprio nelle province settentrionali il governo sta rinforzando la presenza di tanks: la Reuters parla di una sessantina di mezzi corazzati ed armati poco ad est di al-Rastan.

Mentre l’agenzia di stato Sana continua a parlare di gruppi armati che minano la sicurezza di stato e mietono vittime tra le fila dell’esercito, Amnesty International pubblica il 23 settembre la notizia della prima donna vittima della repressione. Zainab al-Hosni, diciottenne di Homs, sorella di Mohammad, attivista catturato ed ucciso, è morta durante la detenzione: il corpo decapitato e mutilato degli arti è stato rinvenuto dai familiari il 13 settembre. Amnesty International conteggia 103 decessi* a seguito degli arresti dall’inizio delle rivolte.

Martedì 20 settembre a Ginevra, in occasione della XVIII riunione dell’United Nations Human Rights Council (Unhrc), il Cairo Institute for Human Rights Studies ha organizzato un evento sui crimini contro l’umanità in Siria, Libia e Yemen. E’ stato ascoltato Haitham Maleh, noto avvocato e attivista siriano per i diritti umani, direttore dell’Haitham Maleh Foundation for the Defense of Syrian Human Rights Defenders. Maleh ha affermato che la polizia di stato ha commesso per decenni crimini contro l’umanità, protetta da un nutrito numero di leggi: oggi la situazione è degenerata, i siriani sono come in una grande prigione ed il governo ha dichiarato guerra ai propri cittadini. “Noi speriamo che la comunità internazionale porrà fine allo spargimento di sangue; abbiamo pagato caro per la nostra dignità”, ha affermato Maleh.

Anche da Human Rights Watch arriva la denuncia del ricercatore Nadim Houry, intervistato dalla Bbc, dell’uso della tortura da parte delle diverse frange armate di stato nei confronti dei ribelli. Hrw riporta la notizia di un duplice attacco dei militari contro lavoratori e vetture della Mezza Luna Rossa, nei giorni 7 e 8 settembre ad Homs e, nei pressi della città, al checkpoint di Khalidiyya.

La rivista Syria Today pubblica un’intervista ad Alain Gresh, vice direttore de Le Monde Diplomatique. Gresh esclude la possibilità di una svolta islamista della crisi ma riconosce l’interferenza estera in Siria, implicata nella questione palestinese e chiave del processo di pace nella regione. “Non credo che la situazione economica possa rappresentare un punto di non ritorno. La questione politica è il punto più importante: una crisi politica necessita di una soluzione politica […] Russia e Cina non approveranno all’Onu una risoluzione simile a quella libica. Di conseguenza nessun paese muoverà guerra alla Siria. Qualsiasi risoluzione sarà solo simbolica […] L’Icc non rappresenta una strada fattibile, è un’istituzione ipocrita […] Il regime siriano ha adottato importanti riforme. Il problema è che l’attuale situazione non ammette dialogo. Il governo deve cambiare il proprio modo d’agire e cessare l’impiego della forza contro le persone. Solo allora un dialogo sarà possibile”.

Fonti: Syria Comment, Sana, The National, Bbc, Amnesty International, Cihrs, Syria Today, Hrw

* Report di Amnesty International sui decessi in carcere degli oppositori al regime.

[articolo scritto per Osservatorio Iraq]

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