Vittime kurde, idee cino-russe e Snc

Mentre Pechino e Mosca si sforzano di chiarire la propria posizione in merito alla primavera siriana dopo il veto imposto al Consiglio di Sicurezza, la repressione vive un altro fine settimana di sangue ed il neonato Syrian National Council (Snc) inizia a far parlare di sé.

Il presidente russo Dmtry Medvedev ha invocato le riforme promesse da mesi dal governo siriano, ponendo come unica alternativa le dimissioni di Bashar al-Assad. “La Russia vuole tanto quanto gli altri paesi la fine dello spargimento di sangue in Siria, e chiede che i leader siriani adottino le necessarie riforme”, ha affermato Medvedev alla Televisione Russa pochi giorno dopo il voto all’Onu.

La transizione non può essere accompagnata da coalizioni di stati, sia essa la Nato o un gruppo sotto effige Nato, ma deve essere compiuta dal popolo siriano, senza ingerenze estere: la realtà libica, avvallata dall’astensione al voto nel Consiglio di Sicurezza di Russia e Cina, non ammette repliche. “Se il governo siriano è incapace di implementare dette riforme deve dimettersi, ma questa decisione può essere presa non dalla Nato o da alcuni paesi europei, ma esclusivamente dal popolo e dal governo siriano”, conclude il leader russo.

Perfettamente allineata la posizione cinese. Il portavoce del ministro degli esteri Liu Weimin afferma di “non voler più vedere spargimento di sangue, conflitti e vittime. Noi crediamo che il governo siriano possa rendere attive le riforme promesse più rapidamente, per iniziare e portare avanti il più in fretta possibile un processo di cambiamento che sia più indulgente ed inclusivo per tutte le componenti sociali … e che possa risolvere gli affari in modo appropriato attraverso il dialogo”.

L’opinione internazionale ha condannato il veto di Cina e Russia, accusando i due paesi di accettare le repressioni, torture, discriminazioni e violenze perpetrate dal governo siriano. La posizione di Mosca e Pechino non va letta con il solo riferimento alla recente votazione in sede Onu sulla Siria, ma con un respiro più ampio che considera sia la posizione occidentale rispetto alla primavera araba, sia il contenuto di quanto proposto e votato al consiglio di sicurezza, una bozza che legittimava (come accadde in Libia) un intervento armato.

Le dichiarazioni del ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, rilasciate lunedì 10 ottobre, sembrano confermare questa riflessione: Cina e Russia hanno stilato una nuova e più equilibrata proposta di risoluzione sulla Siria da proporre al Consiglio di Sicurezza. “Proponiamo di adottare una risoluzione più equilibrata che condanni le violenze di ambo le parti”, chiarisce Lavrov. “Dobbiamo supportare l’opposizione siriana affinché arrivi al tavolo delle contrattazioni … Assieme ai nostri partner cinesi siamo pronti a proporre una risoluzione”.

L’Unione Europea si è spesa con favore rispetto al Syrian National Council (Snc), coalizione di sette fazioni dell’opposizione costituita il 3 ottobre ad Istanbul. L’Unione Europea “accoglie con piacere lo sforzo dell’opposizione politica di costituire una piattaforma comune”, recita il comunicato rilasciato dopo l’incontro dei ministri degli esteri dell’Ue a Lussemburgo.

Riunito il fine settimana all’Olof Palme International Center di Stoccolma, il Snc ha redatto un piano di conversione democratica per la Siria di domani ed affermato (in un comunicato rilasciato lunedì 10 ottobre) che è necessario smantellare il governo di Bashar al-Assad e garantire protezione legale alle minoranze. “Noi lotteremo assieme contro il regime perché siamo tutti d’accordo che esso sia un retaggio del passato”, afferma Abdulbaset Sieda, membro del Snc. “Ci sono opinioni diverse circa le modalità di esecuzione della transizione e ne abbiamo discusso qui a Stoccolma”, conclude.

Pronta la reazione degli uomini di al-Assad. “I lavori del Snc non mi riguardano”, ha affermato Walid al-Moualem, ministro degli esteri siriano, durante una conferenza stampa con i ministri di cinque paesi dell’America Latina supporter di Assad. “Ciò che mi riguarda sono le nostre posizioni. Dobbiamo prendere drastiche misure nei confronti di qualsiasi paese che riconosce questo consiglio illegittimo”.

Venerdì 14 ottobre è stato ucciso Mishaal al-Tammo con un colpo d’arma da fuoco sparato da un sicario mascherato. Moualem non ha mancato di condannare per l’assassinio i soliti presunti gruppi terroristi. Tammo, oltre ad essere un possibile dirigente del Snc, era figura rilevante dell’opposizione kurda, membro del Kurdish Future Party. Ai suoi funerali, a Qamishli, hanno partecipato 50 mila persone, che hanno di seguito manifestato contro il regime, dando luogo alla protesta più massiccia nel nord kurdo dall’inizio delle rivolte, repressa nel sangue dall’esercito: sei i decessi registrati tra i partecipanti al corteo funebre.

Fonti: Bbc, The National, Al-Quds al-Arabi, Anhri

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