Gli sforzi della Lega difronte alle torture

Il dibattito internazionale sulle sorti della Siria continua a tenere alta l’attenzione e la preoccupazione delle potenze mondiali. Rivoluzione e repressione nel frattempo avanzano parallele: le vittime civili sfondano quota 3 mila, mentre torture e violenze sui minori indignano. E la Lega Araba riprova a coprire un ruolo da protagonista.

Dopo il veto imposto da Cina e Russia alla risoluzione proposta dagli Occidentali al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, intervengono i paesi dell’Ibsa, India, Brasile e Sud Africa, al momento membri non permanenti del Consiglio di Sicurezza, e astenuti (assieme al Libano) durante la votazione. Al vertice di Pretoria del 17 ottobre, i leader dei tre paesi hanno chiesto esplicitamente al governo siriano di porre fine al massacro dei civili e di permettere l’ingresso nel paese di investigatori Onu e di un monitoraggio sui diritti umani.

“Con l’astensione, India, Brasile e Sud Africa hanno mancato l’occasione di soccorrere il popolo siriano e incoraggiato il governo nella repressione violenta”, ha affermato Nadim Houry, vice direttore del medioriente per Human Rights Watch. “La non adesione alla risoluzione scritta dall’Occidente non deve vincolare un appoggio ad un governo illegittimo. L’attuale comportamento della Siria si discosta di molto dagli ideali democratici a cui aderiscono i paesi Ibsa”.

In agosto una delegazione dell’Ibsa aveva fatto visita al presidente Bashar al-Assad in territorio siriano, ma i dialoghi privati fra i paesi non hanno portato alcun risultato. A seguito dell’incontro del 17 ottobre, l’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’Onu, Navi Pillary, ha rilasciato un comunicato in cui afferma di avere “dati credibili che denunciano crimini di guerra in Siria. Spetta a tutti i membri della comunità internazionale intraprendere azioni collettive prima che la spietata repressione e lo spargimento di sangue portino il paese in una vera e propria guerra civile”.

India, Brasile e Sud Africa hanno posto l’attenzione sulla violazione dei diritti umani, e lanciato un appello all’assemblea generale dell’Onu per una risoluzione che ponga fine a torture, violenze e sparizioni forzate, che permetta l’ingresso nel paese di una Commissione d’Inchiesta Onu e che garantisca e tuteli la presenza in Siria di organizzazioni umanitarie, per la difesa dei diritti umani nonché della stampa.

Il vertice Ibsa è seguito all’incontro d’emergenza della Lega Araba, organizzato il 15 ottobre a Il Cairo. Il primo ministro del Qatar, Sheikh Hamad bin Jassim Al-Thani, che ha presieduto il meeting, annuncia che la Lega prenderà contatti con il governo siriano e con l’opposizione per permettere “il dialogo nazionale all’interno della sede della Lega Araba e sotto la sua presidenza in un lasso di tempo non superiore ai 15 giorni”.

Al vertice è stato ascoltato in un secondo momento il rappresentante siriano: dopo aver affermato che i ribelli si organizzano in forza del supporto (di armi) israeliano e di altri paesi arabi, ha avanzato riserve sulla delibera votata all’unanimità dagli altri paesi, ed ascoltato con disappunto la proposta di alcuni delegati inerente l’espulsione della Siria dalla Lega (mozione che necessita il consenso dei due terzi dell’assemblea).

Mercoledì 19 ottobre la televisione di stato ha mostrato una manifestazione fiume ad Aleppo, seconda città siriana, in supporto del presidente Bashar al-Assad, con bandiere siriane, russe e cinesi. Una settimana prima era stata data notizia di una manifestazione analoga per le vie della capitale, Damasco. L’opposizione accusa il governo di manovrare e finanziare azioni simili.

Lo stesso giorno, mercoledì 19, il Syrian Observatory for Human Rights (organizzazione con sede in Gran Bretagna) ha diffuso la notizia di 24 manifestanti ribelli uccisi nel paese.

Le organizzazioni internazionali alzano la voce denunciando l’uso costante di torture perpetrato dagli apparati militari del governo contro i rivoltosi. Amnesty International accusa Damasco della morte di dieci bambini mutilati. A metà marzo all’inizio delle rivolte, nel villaggio di Dera’a nel sud, 15 ragazzini tra i 10 ed i 15 anni sono stati picchiati e privati delle unghie da uomini probabilmente al servizio di Gen Atef Najeeb, cugino del presidente, per aver scritto sui muri slogan inneggianti la primavera araba. L’organizzazione Avaaz denuncia la morte in carcere di 16 bambini a seguito di torture, e dispone della lista di 11.006 persone arrestate e detenute: Human Rights Watch parla di torture gravi e continuative nelle carceri siriane.

The Arabic Network for Human Rights Information (Anhri) ha denunciato la censura da parte dell’Unione Araba degli Scrittori siriana del romanzo “Sayed Al-Hawma” scritto da Abdul-Nasser Al-Ayed e stampato dalla casa editrice Dar Al-Jamal. Non è il primo caso di artisti non allineati censurati. “Il regime autocratico si è permesso di sporcarsi del sangue del popolo, ed impiega tutti i mezzi repressivi per fermare la primavera”, scrive Anhri. “Nel mentre, i fedeli del regime censurano pensieri e creatività nel tentativo di incatenare gli intellettuali confiscando i lavori che si oppongono alle idee di stato”.

Allo stesso modo, The International Federation for Human Rights (Fidh) denuncia l’arresto e la detenzione arbitraria (occorsa la notte del 23 agosto) di Issam Zaghloul, avvocato critico della repressione e partecipe a manifestazione di protesta pacifiche.

“Non ci sono segnali di una riduzione di torture e omicidi in Siria”, ha affermato il 23 settembre Philip Luther, vice direttore del medioriente e del nord Africa per Amnesty International. “Il bilancio delle segnalazioni di torture e morti dietro le sbarre fornisce prova evidente dei crimini contro l’umanità commessi, difronte ai quali il Consiglio di Sicurezza dell’Onu dovrebbe esprimersi e rivolgersi alla Corte Penale Internazionale”.

Fonti: Bbc, Human Rights Watch, Anhri, Fidh

*Articolo scritto per Osservatorio Iraq

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