Lo stato sociale italiano

Non credevo possibile un mio disappunto per la tanto attesa dipartita di Mister B., ma così è. Monti rappresenta un golpe delle banche, a cui appartiene e i cui interessi difende: c’è ben poco da festeggiare per l’auspicata fine dell’era Berlusconi.

“Non ho mai parlato di lacrime e sangue”, ha dichiarato lunedì Monti. A parte che non mi fido dei banchieri, ma comunque se non ne ha parlato è per opportunismo, o con ironia possiamo dire che l’ha solo pensato (e progettato).

E’ scandaloso il discorso di Bersani dello scorso fine settimana: “E’ il Partito Democratico che ha portato alla caduta di Berlusconi”. No, caro Bersani, proprio no. E’ da destra, dai liberisti più invischiati nel capitalismo e nella finanza che è stata definita la caduta di Mister B., e non dalla sinistra.

Li abbiamo letti i dettami della Bce? Mi scappa una risata di disappunto, e mi viene in mente quando poco dopo un referendum a inizio anni Novanta in cui gli elettori scelsero di cancellare il finanziamento pubblico ai partiti, i politicanti aggirarono questa decisione del popolo. Intanto il popolo si distrae con il calcio e la televisione o l’oppio di turno, e non ci bada. E vediamo che accadrà rispetto ai referendum votati questo stesso anno (con maggioranza bulgara e con impiego di ricchezza pubblica).

Il nostro stato sociale verrà smantellato, vale a dire privatizzato. Istruzione (per quanto ancora possibile, diranno in molti … eppure a leggere la lista del totoministri si vedono membri del cda di Università private, come la Cattolica); sanità (qui il sangue è di casa); inps; e la politica? Si, Monti ha detto che si inizierà dalla politica. Ma è un banchiere, io non gli credo.

Mi sembrano chiare anche le risate di Sarkozy e della Merkel: Mister B. ha ridotto all’osso un paese facendo nel mentre il gradasso in Europa. Ora tutti (elettori ed europei) gli volteranno le spalle e l’Italia sarà lasciata nelle mani della finanza.

Una speranza l’avevo. E non era Vendola, fuori dal Parlamento con un partito in forte crescita che si mette a far politica in un gioco col fuoco; non era la Cigl, che non credo avrà la forza (e chissà se ne ha la volontà) di mettersi di traverso nella massiccia precarizzazione a cui assisteremo. Era Umberto Bossi. Se la Lega fosse stata coerente con l’idea originaria del partito starebbe boicottando in tutti i modi un protocollo di riforme imposto dalla Bce, ed il suo bacino elettorale si accrescerebbe ulteriormente. Purtroppo Bossi è solo (attorno a lui poco di sostanzioso) e non così credente nella macchina che ha creato, peraltro infangata di becero razzismo.

Nella città in cui vivo all’indomani delle dimissioni di Mister B. alcuni palazzi hanno esposto la bandiera tricolore. Mi trovavo in imbarazzo nell’identificare la ragione di un gesto simile: sono forzisti che salutano l’imperatore, o democratici felici ignari della ratio del cambiamento?

Deluso, ancora una volta, anche da Napolitano. Forse le briglie della politica lo tengono stretto, ma, come lui stesso ammette, in un momento tanto delicato per il paese il capo dello stato dovrebbe trovare la forza di dire con chiarezza dove stiamo andando.

O dove ci ha portati Giulio Tremonti, le cui responsabilità appaiono adesso palesi agli occhi di tutti.

Lo spread vola (520) e Prodi ricorda nostalgicamente quota 38 quando lui e Padoa Schioppa lasciarono. Oggi Bersani garantisce piena fiducia a Monti: senza scomodare Karl il tedesco, poco opportuno (quasi ironico) in questa fase storica, c’è Gramsci che si gira nella tomba.

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Una risposta a Lo stato sociale italiano

  1. Al Tia dal Sotto ha detto:

    Io mi sono auto-concesso il lusso di dieci minuti di ottimismo. Tornando poi sulla terra, ci si rende conto di vivere nella settima potenza mondiale, che chiude il rendiconto economico con 34miliardi di attivo pescati chissà dove, che è stato il primo partner commerciale della Libia di Gheddafi forse fin dai tempi della grande INDOTTA crisi petrolifera del 1973-74 e che tuttora detiene rapporti di tutto rispetto con l’Iran “dell’atomica” attraverso i grandi colossi come ENI, ENEL ed ANSALDO. E si potrebbe continuare all’infinito.
    La verità che piace tanto alla realpolitik alla D’Alema è che abbiamo troppe uovad’oro sparse in giro per concederci il lusso di sprofondare nella merda. Senza peraltro uno straccio di politica estera coerente e conseguente credibilità. Come del resto la stessa mamma UE, divisa tra i gasdotti di Putin ed i percorsi “atlantisti” dell’oro nero.

    Salutoni, Mattia

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