L’invasione russa

Premesso che il veto in Consiglio di Sicurezza Onu rappresenta per chi ne gode un diritto, per quanto criticabile, anche quando usato da paesi beneficiari diversi dagli Stati Uniti, la natura del dibattito internazionale attorno alla questione siriana non va cercata negli ipotetici cavilli presenti nella risoluzione che scontentano Mosca, quanto piuttosto nella ratio alla base dell’apparente fermezza della posizione russa, nonché, dall’altro lato, della fretta e convinzione occidentale.

Negli ultimi cinquant’anni abbiamo assistito a guerre civili in svariati paesi del mondo che, nonostante ripetuti appelli e omicidi di massa, non riuscirono ad attirare l’attenzione dell’Onu. Mi limito a citare il recente golpe di Micheletti in Honduras ed il massacro tamil in Sri Lanka. Abbiamo inoltre assistito ad un progredire del dibattito di diritto internazionale attorno alla possibilità di interferenza negli affari interni ad uno stato.

Se il paese travagliato è marginale negli equilibri geopolitici globali, l’interesse dell’Onu (e, a monte, dei paesi che contano) è irrilevante. Al contrario, se vi è per esempio parecchio petrolio come in Iraq e Libia, allora la questione diventa vitale per la stabilità del pianeta.

L’ipocrisia siede nella negazione di detta realtà. In Iraq andava deposto un dittatore sanguinario (assassinato poi in modo altrettanto aberrante), la Libia doveva essere riportata all’ordine (e ne siamo ancor molto lontani) interrotto non dai ribelli, quanto da Gheddafi stesso (ma solo grazie alle urla dei ribelli l’opinione pubblica internazionale ha preso coscienza del regime dittatoriale libico).

La domanda da porsi è diretta conseguenza del ragionamento: un paese senza risorse come la Siria, con problemi idrici, scarse industrie, un’agricoltura allo stremo ed un’importanza limitata nei giochi economici mondiali, in ragione di quali strategie è arrivata ad interessare e catturare l’attenzione dei potenti?

La risposta è tutta strategia geopolitica. La Siria è uno stato canaglia (così definito dall’entourage di Bush figlio), amica dei nemici della ‘democrazia’ (Hamas, Hezbollah, Teheran), punto strategico nella disputa israelo-palestinese, e paese confinante con l’Iraq.

Se gli oppositori al regime di Damasco siano o meno finanziati, sostenuti o addirittura creati ad hoc dall’Occidente non possiamo saperlo, come neanche sappiamo se le notizie rilasciate da associazioni e gruppi impegnati per la difesa dei diritti umani che accusano Damasco di continui omicidi, stragi, torture e rapimenti di innocenti, siano o meno oggettive. Anche la posizione russa (affiancata da Pechino) non è di certo esclusivo frutto del desiderio di rispettare la non ingerenza, quanto piuttosto decisione ragionata finalizzata ad interessi economici nella regione.

La speranza che Mosca abbia fatto propria la volontà a non procedere ad un ulteriore escalation di violenza, destinata a portare ad un altra guerra targata Nato, è presente e viva. Con maggior probabilità il Cremlino vuole difendere i propri interessi nel paese (fra gli altri, uno sbocco sul Mediterraneo) e, punto non secondario, desidera evitare un’ennesima rapina di ricchezze e risorse ad opera del blocco Occidentale. E forse, in terza istanza, evitare un pericoloso conflitto internazionale che miri all’Iran.

“Non siamo estasiati da Assad, il quale ha fatto promesse senza mantenerle, ma siamo convinti che Assad e la società siriana possano dialogare e portare avanti un dibattito politico ancora non esaurito”, ha affermato ai microfoni della Bbc il vicepresidente del parlamento russo per gli affari esteri, Konstantin Kosachev.

L’Occidente sta proseguendo ad una diffamazione della Russia, incentrando l’attenzione sulla vendita di armi da parte di Mosca a Damasco. Tralasciando l’imbarazzante difesa russa, che sostiene il non utilizzo di dette armi per la (presunta) repressione dei ribelli, l’attacco di media e governi Occidentali è ancor più ipocrita, alla luce del grande traffico di armamenti, solo per citarne uno, tra Israele e i suoi amici. Ammessa la (discutibile) legalità del traffico di armi (e ricordando l’origine sovietica delle relazioni tra i due paesi), questo risulta lecito a prescindere dai contraenti (e lo stesso, nessuno me ne voglia, vale per gli armamenti atomici).

Emblema dell’attacco mediatico è un articolo firmato da Artyom Krechetnikov, pubblicato il 31 gennaio dalla Bbc. Mosca è accusata di aver appoggiato in passato “Slobodan Milosevic in Serbia, poi Saddam Hussein in Iraq, quindi più di recente Muammar Gaddafi in Libia, anche se questo supporto non si è mai trasformato in azioni pratiche, ed anche se il Cremlino non vuole minare seriamente le sue relazioni con Usa ed Europa”. Ma alla Casa Bianca non supportano Tel Aviv ed il massacro mediorientale? Gli Europei (Italia in primis) non facevano affari con Gheddafi? E chi supporta il regime antidemocratico saudita? Krechetnikov prosegue in un instabile confronto tra i dittatori citati e Putin, ipotizzando che sia il russo il prossimo a cadere.

Un articolo apparso il 30 gennaio sul quotidiano al-Quds al-Arabi, redatto dal giornalista palestinese Abd al-Bari Atwan, porta l’attenzione sulle smagliature che la crisi sta creando nel tessuto sociale siriano, per anni esempio di integrazione e convivenza. “La Siria scivola verso il baratro iracheno, dal momento che si sta logorando l’identità nazionale collettiva a favore di identità settarie, confessionali ed etniche”, scrive Atwan. “Così come l’uomo forte dell’Iraq, il primo ministro Nuri al-Maliki, afferma di essere in primo luogo sciita e in secondo luogo iracheno, anteponendo cioè l’appartenenza settaria a quella nazionale, in un prossimo futuro vedremo i siriani presentarsi allo stesso modo, anteponendo la fedeltà alla setta ed alla confessione religiosa alla fedeltà nei confronti della patria”.

Venerdì 3 febbraio l’Onu discuterà un’ennesima bozza di risoluzione, nella speranza di accontentare con modifiche di forma Mosca e procedere all’intervento in Siria: checche se ne dica, in caso di voto favorevole si procederà ad un’invasione militare. Nel mentre, le rivalità settarie fomentate dell’Occidente stanno trascinando la Siria verso uno sgretolamento della società ed una reale guerra civile.

Fonti: Bbc, al-Quds al-Arabi

* Articolo scritto per Osservatorio Iraq

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Siria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...