“Bisogna prevedere il passato, non il futuro”. [W.C.]

Mercoledì 22 febbraio, la giornalista statunitense del Sunday Times Marie Colvin ed il fotoreporter francese di Paris Match Remi Ochlik, sono rimasti vittima di una granata ad Homs. La Croce Rossa Internazionale ha richiesto a inizio settimana due ore di tregua giornaliere. Negli Usa si esplicita la volontà di armare i ribelli. Russia e Cina battono le vie diplomatiche occidentali per precisare le proprie ragioni, l’Assemblea Onu condanna Damasco per violazione dei diritti umani. Venerdì 23 si ritroverà a Tunisi il gruppo “Amici della Siria” e domenica 26 è atteso il referendum popolare sulla nuova Costituzione.

“Credeva profondamente che il lavoro di reporter potesse limare gli eccessi dei regimi brutali e informare la comunità internazionale”, ha dichiarato John Witherow, direttore del Sunday Times, appresa la notizia della morte di Marie Colvin. Assieme a Ochlik (vincitore del World Press Photo con una scatto libico), Colvin si trovava in un rifugio d’emergenza per i media nel quartiere Baba Amr ad Homs, centro degli scontri delle ultime settimane. Nella stessa circostanza è deceduto il cronista siriano Ramy al Sayed. Prima di loro erano caduti altri due reporter occidentali, Gilles Jacquier di France2 e lo statunitense Anthony Shadid.

In Occidente la notizia scatena cordoglio ed i dovuti omaggi per due giornalisti particolarmente capaci, e parallelamente sprona stampa, classe politica ed opinione pubblica ad incalzare ulteriormente il governo Assad, additato dai ribelli come responsabile dell’incidente.

L’impasse della crisi siriana, con decine di morti al giorno e un’incapacità al dialogo della diplomazia internazionale, non poteva serbare eventi diversi. Uno sviluppo in senso coercitivo della crisi da parte di qual si voglia attore in gioco porterà nuove vittime e nuovi cordogli.

I decessi ormai si contano a migliaia, tanto fra i civili, quanto tra ribelli e forze armate fedeli ad Assad. Homs è sotto assedio da alcune settimane e la Croce Rossa Internazionale (Icrc) ha dichiarato di cercare il dialogo per un cessate il fuoco umanitario. “Dovrebbero esserci almeno due ore di tregue ogni giorno per permettere allo staff di Icrc ed ai volontari della Mezza Luna Rossa Siriana di aver il tempo per consegnare gli aiuti ed evacuare feriti e malati”, ha dichiarato in un comunicato Jakob Kellenberger, presidente di Icrc.

Il senatore statunitense John McCain, leader dei repubblicani nella corsa al voto vinta da Obama, ha chiarito le intenzioni di Washington. “E’ giunto il momento di dare ai ribelli i mezzi per combattere e porre fine al massacro”, ha affermato dal Cairo. Non credo che McCain ambisca ad una risoluzione pacifica e democratica della crisi: il senatore ha in mente le prossime elezioni politiche, e le dichiarazioni mirano a mettere in difficoltà l’amministrazione Obama. Vero è che anche il Segretario di Stato Hillary Clinton ribadisce a sua volta il desiderio interventista.

Bloccato il Consiglio di Sicurezza, all’Onu non resta che votare ed approvare in Assembla un voto di condanna per violazione da parte del governo siriano dei diritti umani. Una votazione poco utile perché fine a se stessa e senza seguito ufficiale. Non sul veto usato da Pechino e Mosca, quanto sull’impossibilità per l’Assemblea delle Nazioni Unite a procedere con azioni concrete e legali: questo andrebbe dibattuto. L’Onu si riconferma ancorata ai vincitori del secondo conflitto mondiale ed incapace di intervenire sul globo con decisioni prese dall’Assemblea. Alla luce delle attuali tensioni mondiali lo scenario è quanto mai pericoloso.

Venerdì 24 febbraio si incontreranno a Tunisi gli “Amici della Siria”, occidentali e arabi, per ideare una piattaforma di azione. Da Mosca hanno comunicato di disertare l’incontro: “Il gruppo dei cosiddetti ‘amici della Siria’ persegue lo scopo di abbattere Assad e nient’altro”, ha dichiarato in un’intervista per Firstnews Evgenij Satanovskij, presidente dell’Istituto per il Vicino Oriente. “La Federazione Russa non vuole né rompere con gli amici occidentali, né benedire con la sua presenza tutto quello che vi succede, né contrapporsi in modo dimostrativo all’Occidente sul nulla. E’ una posizione adulta”.

Domenica 26 il popolo siriano sarà chiamato ad esprimersi in merito alla nuova Costituzione redatta dall’equipe creata la scorsa primavera da Assad. L’opposizione ha dichiarato di boicottare il referendum. Quanto mai diplomatica la Cina, impegnata in un tour tra Stati Uniti ed Europa per parlare di crisi economica e di Siria: “Ci auguriamo che il referendum e le prossime elezioni parlamentari possano passare in tranquillità”, ha affermato Zhai Jun, sottosegretario cinese agli esteri.

“Ciò che la Siria sta affrontando è fondamentalmente un tentativo di divisione e di intaccamento della sua posizione geopolitica e del ruolo storico che gioca nella regione”, ha affermato il presidente Bashar al-Assad. L’Iran muove navi militari sulle coste siriane e Israele incita i leaders repubblicani statunitensi Mitt Romney, Newt Gingrich e Ron Paul per promuove un’azione militare. Il re saudita Abdullah in contatto telefonico con il presidente russo Medvedev afferma l’inutilità di un dialogo con Damasco ed invita Mosca a confrontarsi con i leaders arabi prima di votare in Consiglio di Sicurezza.

Fonti: Press Tv, Bbc, Almanar

*Articolo scritto per Osservatorio Iraq

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2 risposte a “Bisogna prevedere il passato, non il futuro”. [W.C.]

  1. bonardinho ha detto:

    Bentornato, blog consapevole…fino a nuovo “errore del sistema”.

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