Syrian Free Army senza armi

Dopo l’incontro a Tunisi dei paesi “amici della Siria” si è assistito ad un improvviso stop degli scontri a Baba Amr, in una Homs innevata. Il referendum sulla nuova Costituzione indetto dal governo e votato dal popolo domenica 26 febbraio non ha interessato i media internazionali. E mentre il premio Nobel per la Pace Obama incontra il primo ministro israeliano Netanyahu, negli Usa c’è chi parla di attacco aereo.

Venerdì 23 febbraio il gruppo di paesi “amici della Siria” si è incontrato a Tunisi. Nulla di nuovo è emerso dal meeting, viziato dall’incapacità degli organizzatori di coinvolgere Cina e Russia. Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia e diversi paesi arabi hanno ribadito concetti largamente discussi in sedi diverse, senza giungere a conclusioni innovative. I partecipanti promettono nuovi incontri.

Domenica 26 febbraio il popolo siriano è stato chiamato dal governo ad esprimersi con voto referendario sulla nuova Costituzione. Realizzata in dieci mesi da una commissione di 29 giuristi voluta dal presidente Assad, la Costituzione, stando ai dati del governo, è stata votata dal 57,4 % (8 milioni 376 mila 447 persone) dei cittadini recatisi alle urne (89,4%). Peccato fossero assenti ispettori internazionali dell’Onu. Con un decreto legge, il nuovo testo è stato implementato con decorrenza 27 febbraio 2012.

L’evento merita una riflessione: condivido non prestar fede alle promesse dei politici, ma se di politica si tratta allora appare curiosa la noncuranza con cui è stata accolta dalla stampa internazionale la nuova Costituzione. L’opposizione afferma che alcuni cavilli insiti nel vecchio testo opposti ad un’apertura verso democrazia, diritti e multipartitismo non siano stati omessi o rivisti nella nuova stesura, inficiando così la natura multipolare del testo. Vero è al contempo che alcuni punti chiave criticati in passato da più parti appaiono riscritti con diversi oneri e onori, come per esempio gli articoli del titolo “La Suprema Corte Costituzionale”, da 139 a 148 nella precedente versione (da 140 a 149 nella nuova).

Ad ogni modo il referendum aveva tutta l’aria di essere un copione già scritto e le diverse parti hanno recitato come previsto. A Damasco, capitale sede del governo, l’affluenza registrata è stata alta, mentre ad Homs, centro degli scontri, niente fila alle urne: difficile raggiungerle sotto gli incessanti scontri armati. Ma certamente i più hanno accolto l’appello del Syrian National Congress (Snc) al boicottaggio. Stando ai dati rilasciati, apparentemente fin troppo ottimisti perchè superiori alla partecipazione elettorale registrata in paesi che esigono l’export forzato del proprio modello democratico, sembrerebbe una sconfitta per il Snc più che una vittoria per Assad. Ma di questo, stando alla carta stampata, è meglio non parlare.

Da inizio marzo i ribelli hanno allentato la difesa di Baba Amr, centro nevralgico della resistenza ad Homs. Le notizie riportate dalla Bbc parlano di un vero e proprio ritiro strategico del Syrian Free Army (Sfa), esercito ribelle capeggiato dal colonnello Riyad al-Asaad. In un comunicato pubblicato su internet, la brigata Baba Amr del Fsa afferma che i combattenti non disponevano di sufficiente artiglieria per difendere i cittadini. Da alcuni giorni Croce e Mezza Luna Rossa sono in attesa del nulla osta per entrare nel quartiere fantasma e rifornire di cibo e di altri beni di prima necessità i civili reduci. L’attesa è giustificata dalla presenza di ordigni inesplosi e mine che metterebbero a repentaglio i volontari. Il governo informa che i militari sono al lavoro per mettere in sicurezza il quartiere.

Poco dopo il ritiro, il leader del Syrian National Council (Snc), Burhan Ghalioun, ha comunicato la creazione di un dipartimento militare per coordinare i gruppi armati ribelli, una sorta di ministero della difesa. La risposta del Fsa arriva forse inaspettata: non coopererà con nessun dipartimento, respingendo in pratica una gestione politica dell’esercito ribelle.

“Supportare da un punto di vista militare il Free Syrian Army e gli altri gruppi d’opposizione è necessario”, ha affermato il senatore repubblicano statunitense John McCain. “L’unica strada praticabile per farlo è l’ausilio di una forza aerea straniera. Dobbiamo ottenere il coinvolgimento attivo dei nostri partner arabi come Eau, Arabia Saudita, Giordania, Qatar, gli alleati dell’Ue, Nato e Turchia. Noi siamo gli unici a poterlo fare”.

Fonti: Bbc, Press TV, Al-Manar, Undp

Il testo della nuova Costituzione è visualizzabile qui.

*Articolo scritto per Osservatorio Iraq

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