Wikileaks rischiara le tenebre

L’ex segretario generale della Nazioni Unite Kofi Annan, ha concluso due giorni di colloqui con la leadership siriana. All’indomani della sua partenza, i ministri degli esteri degli stati chiave del Consiglio di Sicurezza si ritrovano a New York per dibattere nuovamente sulla Primavera Siriana. Intanto Wikileaks getta un po’ di luce sul conflitto, diffondendo materiale top-secret.

In qualità di inviato speciale della Lega Araba e dell’Onu, Kofi Annan è sbarcato in Siria sabato 10 marzo per incontrare il presidente Bashar al-Assad e gli altri leader di stato. “Nessun dialogo né alcuna attività politica sono attualizzabili fino a quando ci sono gruppi armati di terroristi al lavoro nel paese che diffondono caos e instabilità”, ha affermato Assad. Annan riferisce ai media il cuore della sua missione, da più parti definita ‘impossible’: una serie di proposte per porre fine alle violenze.

“La nostra discussione si è incentrata sul nocciolo del processo: stop immediato di violenze e assassini, accesso garantito alle agenzie umanitarie ed avvio del dialogo politico”, ha affermato Kofi Annan, aggiungendo che i colloqui si sono svolti in un’atmosfera accogliente e desiderosa di pace. Domenica 11 marzo Annan ha incontrato il Gran Mufti siriano, Sheikh Ahmad Badreddin Hassoun, dibattendo sugli stessi temi. Nessun membro delle opposizione ha, a quanto riferiscono i media, accettato di incontrare il diplomatico ghanese.

Durante la visita di Annan, a Il Cairo la Lega Araba si è ritrovata assieme al ministro degli esteri russo, Sergei Lavrov, in un incontro dal sapore preparatore dei lavori che lunedì 12 riprenderanno i ministri degli esteri dei paesi membri del Consiglio di Sicurezza Onu. Lavrov ha ribadito la posizione russa, contraria a interferenze estere (siano esse arabe, Nato o Onu) e votata a supportare un regime contro cui si stanno aizzando gruppi (organizzati) di terroristi.

La settimana precedente, Wikileaks ha pubblicato e-mails di manager della Stratfor Intelligence, organizzazione di intelligence statunitense gestita da George Friedman, che rivelano la presenza di miliziani Nato tra le file dei ribelli anti-Assad. Notizia importante per l’opinione pubblica Occidentale, in quanto sembrerebbe supportare la teoria di Assad, Russia e Cina.

Il quadro geopolitico della crisi appare sempre intricato, anche se si chiariscono i ruoli delle singole pedine in gioco. I paesi del golfo, riuniti nel Consiglio di Cooperazione del Golfo (Gcc) – Eau, Arabia Saudita, Oman, Qatar, Bahrain e Kuwait – sono i promotori delle mozioni della Lega Araba e gli interlocutori arabi di primaria importanza nei colloqui internazionali. I leader sono i vertici di Arabia Saudita e Qatar: loro obiettivo è un intervento militare che spodesti Assad e stabilisca una Siria sunnita con una leadership monarchica di stampo saudita scorporata della spinta secolare soffiata dai recenti moti rivoluzionari. Gli altri paesi arabi sembrano avvallare timidamente e senza contraddittorio la politica del Gcc, dimostrandosi poco incisivi e preoccupati più che altro delle proprie questioni interne. Esempio lampante è l’Egitto, avverso ad Assad ma poco attento ai traffici ed agli spostamenti militari attraverso Suez.

L’Occidente preme per un cambio di regime in Siria, già “Stato Canaglia” ai tempi della precedente amministrazione Bush. Cambiare natura allo stato alawita vorrebbe dire togliere un importante alleato dell’Iran, ed in questo Gcc e Casa Bianca si intendono, evitando però – e qui gli Usa sono cauti – di armare e finanziare cellule alquaediste e salafite antioccidentali. L’Europa si muove come rimorchio degli Usa, e l’anno delle elezioni difficilmente sarà l’anno di una nuova esplicita guerra (come ha chiarito Barack Obama all’indomani dell’incontro con Benjamin Netanyahu), e per questo il Gcc cerca di alzare la voce ed invocare una missione militare araba che acceleri i lenti tempi occidentali.

La repubblica teocratica iraniana è alle prese con scelte importanti, tanto interne quanto di politica internazionale: la destabilizzazione della Siria mette a repentaglio l’avamposto per eccellenza nel mondo arabo e incrina la rete di relazioni con Hamas. La partita palestinese è ancora lontana da un epilogo ed anche Israele ne è consapevole.

Fonti: Bbc, Al Manar, Medarabnews

*Articolo scritto per Osservatorio Iraq

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